Le parlava come a una bambina, cercando distrarla; ma Liana, abbandonata tutta all’impulso di persuasione che la portava, non l’udiva nemmeno. L’anima sua era tutta laggiù fra quelle ombre. Sentiva la speranza crescere, scemare, morire, rinascere. Era una folle, una vertiginosa seguenza di visioni, che si mutavano continuamente. Luigi vivo e sano, che gettava un grido di gioia al vederla apparire e le apriva le braccia... Luigi ferito, moribondo, giacente sur un po’ di paglia, con il viso d’un cadavere, gli occhi spalancati, ma senza sguardo. Lo chiamava, lo supplicava, si prostrava vicino, e non riusciva più a farsi conoscere... Luigi infermo, però non aggravato, anzi vicino alla convalescenza. Che incontro! Che gioia! Era stato in fin di vita, ecco perchè non aveva scritto, dato notizie di sè. Si poteva dir scampato come per miracolo! D’ora in poi non si sarebbero lasciati mai più..
Ad un certo punto ella si fermò, giunse le mani, chinò il viso sopra di esse.
— Cosa c’è? Cosa c’è? — esclamò Oliveri, accorrendo. — Non ti senti bene?
Liana non rispose, raggiunse Gabriel che voltava in una viottola.
L’avvocato, vedendo oramai vicino il bosco, domandò al colono se conosceva questo eremita, questo Rabadan.
— Lei vuol dire Barabam? — rispose Gabriel. — Sì, signore, che lo conosco. Sono stato a consultarlo due volte: quando ho avuto il cavallo malato, e un po’ prima che mi morisse la moglie.
Il terreno s’ingombrava di cespugli, di querciuoli imbozzacchiti; seguitando ad andare avanti, attraversarono una folta macchia d’ontani; passarono da questa in un’ombra verde e diffusa, in una quiete mesta e solenne.
— Ecco, — disse Gabriel, prima d’inoltrarsi, — qui siamo nel bosco. Vedono, eh, che razza di sentiero? E badiamo di non perderlo, per non perdere anche la tramontana. Si ricordino poi che l’uomo, quel Teo, è un po’ strambo, un po’ lunatico. Se non fosse così, vivrebbe come vivono gli altri. Voglio dire che le sue parole vanno pigliate nel loro verso, e con pazienza, perchè se gli salta la mosca, si ficca nel suo buco, e bisognerebbe affumicarlo per farnelo uscire! Adesso andiamo.
S’avviò di nuovo il primo, col solito passo, anche più misurato e più lento. Ogni tanto si chinava a raccogliere uno di quei funghi che i contadini chiamano cravëtte, lo mostrava con compiacenza all’avvocato, come se lo avesse fatto lì per lì con le sue mani, poi lo infilzava in un giunco.
Oliveri, più che i funghi, ammirava le enormi piante secolari; e misurando i tronchi con gli occhi, e alzando lo sguardo alle cime, parlava sommesso, compreso da un senso di meraviglia quasi religiosa, come se si trovasse in un tempio, in una gran cattedrale.