— Lo volevo fare — rispose Teo, — ma poi...

Riflettè un momento, quindi andò diviato a un grosso salice tutto piegato e scontorto; di là guardò intorno, si raccapezzò, e piantando la vanga in terra, disse forte:

— È qui.

Gabriel, che s’era fatto dare una zappa, lo raggiunse subito; cominciarono insieme a scassare gagliardamente il terreno.

Oliveri, fatta sedere sua figlia sur un rialto formato dalla sponda, le si mise risolutamente davanti.

— E tu starai qui — diss’egli. — Andrò io di tanto in tanto a vedere; rimettiti in me. Se non è lui, come spero, come ne son certo, ce ne andremo subito. E se per disgrazia... Non mi vorrai far passare qui la notte, eh? Giunto a casa penserò, provvederò, prenderò tutte le disposizioni per il trasporto della salma in un luogo più conveniente. Lascia fare a me che son tuo padre, per Bacco!

Ma Liana non poteva star seduta; provava invece un bisogno prepotente di moversi. Si alzò con un gemito rauco e andò ad attaccarsi ad un tronco, raccapricciando, come se vedesse spalancato ai suoi piedi un abisso.

— Santo cielo! — ripigliava Oliveri — mi fai paura, mi spezzi il cuore. Andiamo via? Gabriel ci riferirà poi... No? Pensa a quello che fai. Sarebbe assai meglio, secondo me, conservar l’immagine di quell’infelice, del tuo povero Luigi, quale t’è rimasta nella mente, piuttosto che guastarla con... con... Mi capisci, eh?

Liana crollava il capo, e l’avvocato si mordeva le labbra.

Egli cominciava a voltarsi spesso verso i lavoratori. Pensava che da un momento all’altro poteva esser chiamato a contemplare gli avanzi mortali di suo genero! Oh ne avrebbe fatto a meno così volentieri!