— Mi sta bene — diceva tra sè: — imparerò a far sempre quello che vuole mia figlia. Non ho mai saputo far prevalere la mia volontà, la mia calma, il mio buon senso, il mio giudizio. Me lo merito!
Pensò poi che forse era meglio preparare un po’ Liana, per il caso che il sepolto fosse proprio Ughes. E cominciò a cercare, a disporsi in mente le parole, le frasi che gli parevano più acconce ad attutire il colpo, a lenire il dolore. Ma si sentiva terribilmente distratto da quello che si operava alle spalle, distratto da una nuova, importante considerazione: — Tutto il male non viene per nuocere. Accertata la morte di Ughes, Liana si persuaderà d’esser vedova... E le vedove, o prima o poi, si rassegnano tutte ai voleri di Dio!
Vi fu un lungo silenzio, rotto appena dallo strider lieve della terra squarciata dai ferri.
Ad un tratto s’udì la voce di Gabriel:
— Sor avvocato...
Oliveri si scosse, fece un gesto supplichevole a sua figlia per raccomandarle di non muoversi, e si avviò riluttante, stralunato, verso i due contadini; i quali, curvi sulla buca aperta, guardavano, turandosi le narici.
Sentendo il passo di Oliveri che si appressava, Gabriel crollò la testa.
— Ha i capelli rossi — diss’egli, — non è sor Luigi.
— Lodato Dio! — gridò l’avvocato. — Sta quieta, Liana, non è proprio lui!
E non sentendo alcuna volontà di verificare la cosa, voltò prontamente le spalle.