— Che dopo pranzo m’hai fatto passare, figlia mia! — brontolava l’avvocato. — Che dopo pranzo! E ne sappiam come prima. Basta; purchè tu non mi venga ammalata, con tutte queste impressioni! Io sono un uomo pacato, tranquillo, ma tu... Ecco, ecco i frutti della guerra civile! I cristiani mutati in cannibali. Certo che questi giovani sono colpevoli di grandi enormità contro lo Stato, ma sono in buona fede, combattono per idee che credono buone. Volete moschettar le idee? Trucidando quei meschinelli, ne fate dei martiri. Servite la rivoluzione, ecco tutto. Governar con la clemenza e con la ragione, non con l’archibugio e col capestro! In una congiuntura qual è questa, dove occorrerebbero uomini di gran mente e di gran cuore, i politicanti e il boia non possono fornire che vani espedienti. Ecco quel che direi al nostro Real Sovrano, quand’io avessi l’onore di far pervenire la mia umile voce fino a lui.
Liana si stringeva al braccio di suo padre, ma pareva staccarsi da quel luogo a fatica. Mormorava a quando a quando:
— Non era lui, eh? Babbo, sei proprio certo che non era lui?
Ella si provava a richiamare alla mente la fisonomia espressiva, il colorito di salute, la svelta persona del suo Luigi, e a confrontar tutto questo con quell’altra cosa orrenda che aveva veduto poc’anzi. Ogni tanto rabbrividiva e si voltava bruscamente indietro, come si sentisse qualcuno alle spalle.
Camminarono lentamente, finchè Gabriel non li ebbe raggiunti, poi affrettarono il passo.
— Si può bere quest’acqua? — domandò l’avvocato a un punto. — Io muoio di sete.
— Boh! porcheria! io non ne berrei davvero — rispose il colono. — Ma non lontano di qui c’è una fontana eccellente; se crede...
— Dove andremo a finire?
— Non allungheremo niente affatto! Troveremo anzi un viottolino che conduce diritto diritto alla strada del sale.
Lasciata la scorciatoia in cui erano, presero a sinistra verso un boschetto di pioppi, camminando nell’erba alta, umida già di rugiada.