Gabriel seguitava a vantar la sorgente.

— Come questa non ce n’è un’altra in tutto il contorno! Sempre fresca, sempre leggiera, io la credo perfino un po’ medicinale. Oh poi adesso sentirà... Ci siamo, ci siamo!

— Guarda, Liana, che bel sito! — esclamò l’avvocato, come furono entrati tra gli alberi. — Un luogo degno di infiammare il cuor d’un poeta. Ecco che penso già ad un’egloga, ad un idillio... Il nome, il nome!

— Riochiaretto — rispose Gabriel.

Liana, mossa da una subitanea ispirazione di affettuose rimembranze, si spiccò da suo padre, si slanciò verso la sorgente.

— Ecco — diss’ella con voce appena intelligibile: — una bella mattina di maggio, son venuta qui con lui... Mi ricordo, mi ricordo...

L’ambascia le troncò la parola; si strinse con le mani il petto, e cadde svenuta.

XII.

Il contrasto avuto con suo padre giunse tanto doloroso all’anima già disgustata e sopraffatta di Massimo, ch’egli decise senz’altro di domandar dimissione dal servizio. Non ne parlò al conte, ma lo avvertì con una lettera; questi non lo giudicò degno di risposta alcuna. Scrisse parimente subito alla madre; la quale cercò dolcemente ma fermamente di dissuaderlo. Anche il suo colonnello e i compagni d’arme lo consigliarono a pensarci dell’altro.

Massimo finse di arrendersi, aspettò un mesetto, ripresentò la domanda senza dir più nulla a nessuno, e ottenne quanto desiderava.