La contessa seppe, tornando in città verso la fine d’ottobre, che suo figlio non apparteneva più all’esercito. Non ebbe animo di muovergli alcun rimprovero. Non l’aveva più visto così duramente smarrito dal giorno in cui era tornato dalla contea di Nizza, dopo la ignominiosa ritirata di Courten.
In verità il contino batteva una triste e sdrucciolevole via. Non sapendo più che cosa far di sè, aveva cominciato a frequentare una casa ove si teneva giuoco, e nella quale concorrevano altri giovani, tutti più o meno oziosi, ignoranti e malavvezzi.
Dopo aver passata la notte con le carte in mano, Massimo dormiva fino a mezzodì, e consumava il resto della giornata in compagnia dei suoi nuovi amici.
Giravano bighellonando la città e i borghi in cerca di distrazioni più o meno lecite ed oneste; o stavano fermi davanti a qualche bottega da caffè a dar noia a quelli che passavano. E, poichè tutti avevano legni e cavalli, usavano pure andar a far pranzi nelle osterie dei paeselli vicini, portando con loro signore e signorine di liberi e allegri costumi.
Ma il cuore di Massimo era vuoto e inquieto; aveva dentro di sè una pena, un tedio che nulla bastava a calmare. Talora, mentre si trovava in brigata, si sentiva come colto da un avvilimento improvviso. Altra volta una celia, un gesto, una parola gli urtava i nervi, lo moveva a sdegno, si tratteneva a stento dal proferire invettive contro i compagni; spesso, scuotendosi subitamente, se ne andava.
Non aveva però la forza di svincolarsi da quella stretta malvagia. Oramai la sua vita correva in quella tal maniera e non avrebbe saputo variarla per nessun costo.
Era una bellissima giornata d’autunno; Massimo, Giacinto Violant e due comuni amici uscirono dalla porta di Po per andare a prendere una boccata d’aria in collina, e nello stesso tempo ronzare intorno alle ville ancora abitate, adocchiando finestre e cancelli.
Massimo, più scuro e più annoiato del solito, camminava solo, un po’ indietro dagli altri; i quali andavano a braccetto, con una certa andatura da snoccolati, come se non avessero mai avuto un pensiero al mondo.
Fatti pochi passi sul ponte di Po, videro venire alla loro volta una giovinetta, la quale batteva il tacco lesta lesta e faceva sventolar la gonnella. Teneva gli occhi bassi, pareva tutta raccolta in sè; ma Violant e gli altri due storditi si presero il gusto di pararla ora da una parte, ora dall’altra del ponte, beffandola con atti e voci da libertini.
Massimo non pronunziò una parola, voltò bruscamente le spalle e si allontanò.