Sulla faccia fresca dell’avvocato balenò un raggio di compiacenza, d’orgoglio.

— Se permette — diss’egli poi al contino, quando furono nell’anticamera — vengo un tratto anch’io.

E senza aspettar la risposta prese il cappello, la canna d’India, e voltò le spalle a Menica perchè vi adattasse il ferraiuolo.

Scesero nella strada, si avviarono verso piazza Castello.

— Le ho fatto un discorso un po’ ardito — cominciò a dire Oliveri, — un po’ temerario; ma che vuole? bisogna fare il possibile per confortare quella poverina. Non si sa dar pace. E guardi che stranezza, che contradizione! È convinta che suo marito è vivo, e vive e veste come una vedova! Invece io purtroppo non ho più dubbi. Oramai è finita; mio genero è morto. Lontano o vicino, nella China o in fondo d’un carcere segreto, a quest’ora se fosse in vita, ci avrebbe fatto saper qualche cosa. Si figuri, son quasi sei mesi! Questo è il silenzio di chi dorme sotterra. È morto, è morto. Dove? Come? Chi può saperlo! Son tante le maniere con cui si può andare o esser mandati violentemente nel mondo di là. Avevo cominciato a farne una lista, ho visto che era fatica buttata. La mia opinione è sempre questa: Ughes, mandato dal suo partito a capitanare i sediziosi, è stato preso con le armi alla mano, spinto contro un muro e moschettato, senza dargli tempo di fare Gesù. Chi sa? Sarà fors’anche stato mascherato, travestito, irriconoscibile! E non se ne saprà mai più niente. E mettiamo pure che sia stato giudicato e giustiziato regolarmente: non se ne saprà più niente ugualmente, poichè pare che il Governo abbia emanato, o stia per emanare, un ordine severissimo, in forza del quale viene imposto ai tribunali, ai giusdicenti, che so io? a tutti quelli che hanno avuto mano in questa triste faccenda di stracciare, bruciare, annientare registri, note, processi, memorie, tutta la farragine cruenta. Questo, credo, per tagliar corto alle recriminazioni francesi, e per guarentirsi contro possibili vendette... Io già non ho più che un pensiero: vedere rassegnata e consolata mia figlia. Santo Dio, al mondo non ci ho che lei!

Il tempo era mite; si camminava male: ad ogni passo i piedi entravano in una pozza d’acqua mescolata alla neve, che più qua e più là ne impediva lo scolo. Piazza Castello, specialmente nell’angolo di ponente, pareva addirittura uno stagno melmoso. In principio della contrada di Doragrossa si vedeva una piccola squadra d’uomini che lavoravano, con lunghe pertiche munite al capo d’un legno trasversale, a spinger la fanghiglia verso il mezzo della strada, ove correva torbido e gonfio il rigagnolo.

Oliveri si fermò allo sbocco di contrada Nuova.

— Mi scusi se torno indietro — diss’egli, — non mi piglierei impunemente tutto questo umido.

Ma invece di congedarsi, durava a girar con gli occhi la piazza.

— Cosa vuole — ripigliò, — a me non mi par più piazza Castello, la nostra piazza Castello d’una volta. Chi sa perchè? Oggi, per esempio, non c’è il burattinaio con la sua baracca e la sua campanella: dirindin, dirindin, dirindin... Non vedo più quei quattro straccioni camuffati da Brighella, da Arlecchino, da Pantalone... che improvvisavano sciocchezze sur un palco lì a sinistra. Guardi un po’: nè acquavitai, nè venditori di ciambelle, niente!... Poche carrozze, poche portantine, e anche pochi pedoni. Capisco che bisogna tener conto del tempo, ma via... Sono stato in campagna poco più di tre mesi, e mi par d’essere stato assente tre anni! E la ritirata è ancor sempre battuta dai tamburini e dai pifferi, la ritirata?