In tal compagnia Massimo e Liana si sentivano come soli. Ella lavorava, egli le sedeva accanto, raccontandole, per distrarla, quanto succedeva in città, ripetendo per lo più quello che aveva inteso da sua madre o dal cavaliere Mazel, col quale si trovava pur qualche volta.
Liana ora ascoltava tenendo gli occhi bassi sull’ago, ora li alzava fissandoli in quelli del giovane per cercare il significato di qualche parola. Avveniva pure ch’ella rimanesse immobile, trasognata; o che il suo viso prendesse repentinamente un’espressione di tristezza infinita. Anche Luigi aveva occupato quel posto, lì vicino a lei, in quella stessa stanzetta, al tempo in cui le parlava ancora dei suoi studi e delle sue speranze.
Queste memorie, questo confronto non ridondavano però affatto in danno di Massimo. Ella lo vedeva volentieri, aveva per lui maniere dolci ed uguali, gli parlava con certa amichevole famigliarità. Il contegno del giovane era così riserbato! La sua premura di vederla ogni giorno accompagnata da un rispetto così sincero, così spontaneo! Al sentir le sue profferte le si allargava il cuore: non perchè sperasse realmente ch’egli potesse giovarle in alcun modo, ma perchè mostrava di credere che Luigi era vivo. Sentiva bene che suo padre, e gli amici di suo padre non lo consideravano più come una persona di questo mondo! Ma che importava a lei delle loro opinioni!
Dopo tanto riflettere, dopo tanto meditare, le pareva finalmente d’aver trovata la occulta ragione del fatto. Luigi era legato da un vincolo antico, infrangibile, indissolubile, che gli imponeva obblighi e doveri. Il suo braccio, la sua mente, la sua vita non appartenevano a lui ma ai confratelli, a coloro coi quali lavorava per cambiare i destini della patria.
Arrischiata una prima volta la libertà e la vita, e sofferto l’esilio, aveva ottenuto come in premio la facoltà di sposar colei che amava, di vivere felice al suo fianco. Ma improvvisamente l’opera sua era ridivenuta utile, forse necessaria. Egli era partito. Era partito senza avvertirla, senza un addio, perchè aveva giurato di morire, prima che rivelare il segreto. E non poteva dar notizie perchè vi era chi vigilava continuamente sopra di lui; si trovava spiato, insidiato, circondato di gravi pericoli; un momento di debolezza, un’imprudenza poteva perderlo insieme a tanti compagni, distrurre il frutto di lunghe, penose, gigantesche fatiche. Chi sa, chi sa che il suo silenzio non significasse anche semplicemente che l’ora del gran rivolgimento era vicina, che la sua assenza non doveva durar più a lungo!
Ella fermava la mente ogni giorno su queste considerazioni, rifuggendo dall’approfondirle, dallo sviscerarle, dal ricercare che cosa potevano contener d’improbabile, d’esagerato, d’assurdo. Vi si rifugiava nelle ore buie e sconsolate. Le teneva chiuse nel cuore, perchè nessuno potesse non che distrurle, sciuparle; spezzare con una parola, con un gesto il tenue filo che teneva legate le sue ultime speranze, le sue ultime illusioni.
Oliveri riceveva sempre con maggior espansione il signor contino, felice della simpatia che questo mostrava d’aver per la figlia.
— Benone — diceva egli tra sè, — mi ricordo d’aver letto che la simpatia è una parentela di cuore e di spirito: une parenté de cœur et d’esprit... Se sarà rosa fiorirà.
Faceva poi grandi elogi di Massimo col dottor Chiovetti, suo confidente, concludendo così:
— È giovane, e se non ha ancora imparato a gustare le gioie tranquille del pensiero, imparerà. È nobile, ma è socievole, garbato, e mostra l’urbana disinvoltura di modi d’un uomo sfranchito nel conversare con tutti... Del resto ora si grida troppo contro i nobili, proprio troppo! Cosa comoda non guardar che i loro difetti, senza tener conto delle loro qualità. Io non son nobile e non mi sento affatto umiliato per questo; niente umiliato e niente disposto ad abbattermi a terra davanti a quei che lo sono, ma mi dichiaro pronto a riconoscere i loro diritti. Per Bacco! La mia patria mi appartiene non solo nel presente, ma anche nel passato; m’inchino riverente a tutto quello che fece e che fa la sua grandezza. Certi nomi celebri, famosi cessano dopo un certo tempo d’essere il privilegio esclusivo d’un uomo o d’un casato, illuminano, illustrano tutto un paese... Tutti possono, tutti devono compiacersi e gloriarsi di questi grandi antenati. Il passato, vale a dire la storia, non si cancella. Non si cancella!