Aggiungeva, dopo aver preso fiato:
— I Claris portano d’azzurro, con una stella d’oro a sei raggi.
In gennaio si ebbe una serie di giornate rallegrate dal sole, da un’aria fredda, sottile, ma non pungente.
L’avvocato riuscì a condur fuori qualche volta sua figlia. Massimo lo seppe: si studiò di poterli incontrare, o senza esser veduto vederli alla lontana ed anche seguirli.
Un giorno finì con l’imbattersi in loro ch’erano appena usciti di casa.
— Che fa di bello? — gli domandò Oliveri, dopo i primi saluti. — Vuol venire a passeggio con noi?
Il giovane non si fece ripeter l’invito, andò quella volta, andò un’altra, poi prese l’abitudine di venirli a cercare a casa nel pomeriggio. Evitavano i viali, i luoghi frequentati; uscivano or dall’una or dall’altra porta; si dilungavano per la strada di Stupinigi, per quella di Rivoli; s’avviavano lungo la sponda del Po, verso la Madonna del Pilone; salivano alla vigna della Regina o al Monte dei Cappuccini per contemplare la città ricca di palazzi e di chiese, irta di campanili e di torri, cinta e munita di bastioni, di rivellini, di fossi.
Il gran pensiero di Massimo era il trovar modo di render leggiera la sua compagnia. Il timore che Liana potesse prenderlo a noia, gli stava sempre fisso nel cuore come una spina.
Perciò, di tanto in tanto, mentre s’allontanava dopo aver riaccompagnato a casa il padre e la figlia, sentiva sorgere dentro di sè, crescere, diventare immutabile la risoluzione di star uno, due, tre giorni senza lasciarsi vedere.