E fatta una giravolta, alzò il viso e lo presentò alla luce fosca e sanguigna che mandava il lampione.

Non era Ughes, no; ma gli rassomigliava in tal modo che Massimo si sentì raccapricciare.

— Fiordelis?! — disse poi, dopo un momento.

— Ai suoi comandi.

— Non ti ho mai più visto — soggiunse Massimo, prendendo il tono con cui gli parlava quando l’aveva al suo servizio. — Dove sei stato?

— Ho girato il mondo. Come si fa? Bisogna mangiare. Adesso vengo diritto dall’Astigiano, dal castello di Paracollo. Avevo un buon salario, e gran parte dello spoglio del padrone, ma... pativo l’aria. Sono arrivato stasera; vado a dormire in casa d’una mia cugina, e domani mi metterò in giro... Lei non mi vuol più, eh?

— Non posso mandar via Tracco...

— Se lei sa qualcuno a cui indirizzarmi! Servo in camera e a tavola; non porto livrea, non seguito carrozza: cameriere vero insomma. Quanto a stipendio...

— Basta! — disse Massimo. — Tempo fa il cavaliere Mazel ti avrebbe preso volentieri. Puoi provare a presentarti a lui.

— Sì, signore. Sta sempre di casa in piazza Carlina, il signor cavaliere?