Massimo rattenne a stento un atto di stizza, e passò avanti.
Sua madre, seduta a un tavolino, aveva una lettera in mano; Mazel, di fronte, ne ascoltava la lettura. Tutti e due si voltarono accigliati a chi entrava senza farsi annunziare.
Il cavaliere però si rasserenò subito.
— E tante grazie — diss’egli a Massimo.
— E di che? — chiese questi.
— Che m’hai mandato quel... quel...
— Ah! Fiordelis?
— Fiordelis, precisamente Fiordelis. Guarda.
E atteggiò la testa in modo che il contino potesse esaminare la disposizione irreprensibile dei suoi capelli.
— Pettina bene — diceva intanto — oh se pettina bene! Con Chambery non andavo più avanti. Mezzo cieco, adesso. E poi, una mano... Invece di stringerle le ciocche, col compasso, tirava, sciupava, stracciava. Vedevo le stelle.