— Non capisci che parlo in celia?
— Sì, sì. Va avanti: cosa diceva Bechio?
— È inutile... E poi c’eri anche tu...
— Non ci ho badato. Di’ su tutto, ti prego.
— Diceva che un giorno o l’altro bisognerà pure illuminare Robelletta, come i repubblicani di Francia hanno illuminato i castelli e le ville dei feudatari...
— Basta, immagino il resto.
Voltarono nella strada; Ughes offerse il braccio a sua moglie.
— Senti — diss’ella — se ti è antipatico, perchè lo ricevi? Scusa, parlo ancora di Bechio.
— Oh Dio!... Non saprei. Egli veniva già in casa di mio zio, con don Prato, con Arignani, col chirurgo. Lo zio non lo vedeva di buon occhio neanche lui, ma era medico e Bechio essendo speziale, capirai che... Insomma non parliamone più, vuoi?
Giunsero in silenzio allo sbocco del viale: non ci si vedeva anima vivente. Liana si fermò, trattenne il marito.