— Ma guarda — mormorò sottovoce, — tutto tace; non pare una casa disabitata?

Non aveva finito di dire, che il cortile si empì come per incanto, tumultuariamente, di uomini, di donne, di ragazzi.

— Cos’è stato? — esclamò Liana, scotendosi.

— Nulla — rispose Ughes — escono da messa; ci deve essere una cappella privata...

— Ma no, ma no: io dico che succede qualche cosa di serio. Guarda come son tutti in faccende, scalmanati! Non ti pare che...

Ughes la chetò con un cenno; stava in orecchi per afferrare una parola chiara, significativa, fra ’l ronzìo confuso. Ma in quella il cancello fu aperto con impeto: un contadino, poi un altro, poi un altro ancora, saltarono nel viale, venner giù di galoppo.

— Cosa c’è? — gridò il giovane. — Dove andate?

Il primo si arrestò, gli altri tirarono via volando.

— La contessa! la contessa! C’è venuto un accidente alla contessa! Andiamo pel medico tutti...

— Vengo io! — esclamò Ughes. — Torna indietro a dir che vengo. Presto! — Indicò a Liana una delle panchine che fiancheggiavano l’ingresso e soggiunse: — Abbi pazienza, aspettami qui...