La contessa era lì, ritta vicino a uno stipo, con le braccia stese, pronta a stringersi al petto il figliuolo.

— Signora — mormorò Massimo, — signora madre...

— Vieni, vieni — rispose lei, guardandolo con occhi fissi e amorosi: — lo sai bene che ti ho perdonato! Vieni qui, dammi un bacio.

Dopo un breve sfogo di tenerezza, la contessa prese per mano suo figlio e se lo trasse a seder vicino sul sofà.

— Hai incontrato Mazel? — diss’ella. — Ti avrà detto tutto, m’immagino.

— Mi ha detto molto — rispose Massimo, con qualche imbarazzo, — ma...

— Bene, ci riparleremo. Però mi devi dir subito che vuoi esser con noi: con tuo padre, con me, con alcuni altri dei nostri amici più cari. Ti conosco, quando saprai... ti appassionerai anche tu. Quanti hanno mente sana e animo nobile e leale devono affiatarsi, unirsi, diventare formidabili... almeno per concordia. Farai tu pure il possibile per renderti utile al tuo paese, al tuo Re.

— Signora madre...

— In contraccambio, più nessuna ingerenza nè diretta nè indiretta nelle cose del tuo cuore.

Il giovane la guardava attonito e mesto.