E balzando in piedi tutto infiammato, Di Capolea prese a celebrar i fatti dei suoi barbetti, come se li avesse visti, come se li avesse praticati, come se non vi fosse stato fra i presenti più d’uno che poteva parlarne con ben altra autorità. Ah! i francesi l’avevano fatta grossa col maltrattare i montanari nizzardi, violentare le loro famiglie, saccheggiare le loro case, devastare i loro averi. Li avevano spinti ad armarsi, a formarsi in compagnie ordinate e disciplinate, a scegliersi dei capi. Che servizi avevano reso costoro durante tutta la guerra, come informatori, come esploratori e sopra tutto come ausiliari! Destri, instancabili, temerari, espertissimi conoscitori dei luoghi, tormentavano senza posa il nemico, vagando intorno ai campi, distruggendo i posti staccati, decimando le retroguardie, predando i depositi, i carri, i bagagli, impadronendosi degli uomini or con la forza, or con l’astuzia. Appiattati nel fondo d’una valle, apparivano d’improvviso come se uscissero di sotterra; sparpagliati sulle cime dei monti, tiravano schioppettate che parevano venir dalle nuvole; inseguiti, fuggivano ricaricando e sparando, e mai si dava caso che venissero colti.

— Come i chouans! — interruppe l’abate. — Come i chouans, tali e quali.

— A costoro — ripigliò il cavalierino, più infervorato che mai — si sono poi uniti tutti i soldati, tutti quei poveri miliziotti nizzardi licenziati dopo la pace, che i francesi, sempre avventati, sempre imprudenti, vollero considerare e trattare come emigrati. Adesso i barbetti sono da per tutto, sanno tutto, hanno amici, protettori, partigiani tanto in Nizza, come negl’infimi villaggi delle montagne. I francesi hanno un bel pubblicare bandi, ordinare cacce, promettere ricompense a chi arresta o denunzia, hanno un bel fucilare, fucilare e fucilare, i barbetti sembrano rinascere e moltiplicarsi, si fanno ogni dì più audaci, più implacabili, più feroci.

Il conte Annibale, il quale volgeva spesso gli occhi a suo figlio per stimolarlo a mostrarsi un po’ caldo, un po’ volenteroso, un po’ zelante, vedendo che assolutamente non pensava ad aprir bocca, finì per domandargli se credeva i contadini della pianura pari in forza ed in coraggio a quelli della montagna.

— Oh mio Dio, no! — disse il conte Micard, mentre Massimo preparava la risposta. — Volete mettere a confronto le talpe e le marmotte?

— Cosa! — esclamò Di Capolea. — Come se i montanari fossero giganti e quei del piano pigmei!

— Non è questione di statura — rispose il savoiardo, — è questione di denti.

— Per me i denti sono le armi! — gridò il giovinetto. — Armateli tutti e vedrete! Dunque fiducia, cuor forte, e mettersi subito all’opera allegri ed animosi. Non è vero, barone?

Brunel alzò il capo per dargli un’occhiata tra l’attonito e l’infastidito. Uscì poi lentamente dal vano, e mentre tutti si volgevano a lui, Massimo e Di Capolea fecero l’atto di cedergli il posto.

— Prego! — diss’egli. — Fermi, fermi, padroni. Hum!... Francesi se ne accoppano un po’ da per tutto: nella valle d’Aosta, sulla strada da Alessandria a Tortona, sulla strada da Cuneo a Nizza... Alle porte di Nizza, padroni, e di pieno giorno, si accoppan francesi! Hum! assassinamenti questi, e nient’altro! Assassinamenti inutili e dannosi, ecco. Chi paga i fratelli Maino e quelli che lavorano tra Tortona e Alessandria? Il governatore d’Alessandria, s’intende. Chi paga i fratelli Contini, capi barbetti? Il conte Saluzzo. Chi paga gli altri furfanti sparsi in tutto il Piemonte? Sua Maestà, e si dice anche il prezzo: venti soldi al giorno. A Torino si provvedono le armi, i danari, perfin l’arsenico per avvelenar le acque dove bevono i soldati francesi. Bestialità, corbellerie che fanno ridere noi, ma che possono servire di pretesto a prepotenze, vessazioni e forse peggio. Sicuro che se si fosse potuto provare anche questo... hum!... l’azione di piccole squadre contro le grandi masse... Attaccare, battersi, sparire prima di venir sopraffatti... e ricominciar sempre da capo, infischiandosi della logica, della tattica, di tutto. Quelli che devono rispondere a chi di dovere delle proprie azioni, non possono farle certe cose, ma gli altri!