Il conte Micard diceva a Violant:
— Caro marchese, bisogna aver pazienza; in tempi come questi, quello che meno si vede sono le cose evidenti.
Passarono, accennando appena del capo. Massimo si voltò per rientrare e si trovò faccia a faccia con Di Capolea.
— Vedrai che non si farà niente — disse questi. — Troppi saccentoni, troppi animali a sangue freddo. Quel barone! Un vieux radoteur. L’abate ha ragione. Quando i Tricolori sapessero che ogni casa può essere una piccola fortezza, ogni campo un campo di battaglia, ogni argine una trincea; che ogni siepe, ogni tronco, ogni cespuglio può nascondere un agguato, allora sì che farebbero presto a sgombrare il paese! Sono tentato di far gente, buttarmi alla campagna e provare per conto mio. Chi sa!... Non foss’altro che per dare il buon esempio. E tu dovresti unirti a me, sai.
— Cosa vuoi ch’io possa ancora fare? — rispose Massimo, mestamente. — Per riuscire in certe imprese ci vogliono qualità delle quali io manco totalmente: ci vuole abilità, e non posso dire d’averne; ci vuol fede, e non ne ho più; ci vuole sopratutto una forte volontà, e la mia è stanca, variabile, pronta a cedere al più leggiero soffio di vento contrario.
— Bene — ripigliò il cavalierino, distratto. — Ma pensaci; credi a me, val la pena di pensarci. Vincere o morire! Vincere o morire!
Ça ira, les patriotes à la lanterne!
Ça ira, les patriotes on les pendra.
Seguirono a questa altre riunioni, in casa Claris e in casa Violant, più o meno numerose, e in ore diverse.
Massimo, docile alla volontà di suo padre, desideroso di compiacere a sua madre, interveniva a tutte assiduamente. Ma come l’acqua limpida, spruzzata in un muro, non lascia di sè alcuna traccia asciutta che sia, così uscivano subito dalla mente del giovane tutti i discorsi che udiva. Gli pareva che si dicessero pochissime cose con molte parole, e che se ne dicessero eziandio delle insulse. Invece di accendersi, l’animo diveniva ogni dì più torpido e più accidioso.