— Euh! — fece Oliveri, alzando le spalle.
— E cosa faranno?
— Cercheranno di arrivare a Pinerolo — rispose il giovane; — se ben inteso...
— Va bene! — interruppe Liana. — Noi andremo a Murello.
— Sì, cara — disse l’avvocato, blando: — quando farà caldo.
— No, babbo: partiremo domani mattina.
— Un’altra adesso! Oh santo cielo! Ma ti par verosimile che...
— Anche l’altra volta sono stata tanto tempo senza saper nulla, poi le prime notizie son venute di là, son venute di Francia.
— Sì, ma senti, l’altra volta...
— Sarà così anche questa. È il cuore che me lo dice. Mi sono sforzata d’immaginare mio marito a Milano, a Genova, in due, tre, quattro altri luoghi... Niente. Invece adesso lo vedo lassù tra quelle montagne. Lo vedo, capisci!... Quand’era studente, Luigi aveva un amico sommamente diletto, un sottotenente; non rammento più il nome, ma mi pare che fosse appunto Chantel. Non è probabile che siano insieme? Da Pinerolo Luigi verrà a cercarmi a Murello. Crederà di trovarmi dove mi ha lasciata. È naturale. Può avermi scritto d’aspettarlo, ed io non aver ricevuta la lettera, perchè perduta od intercettata. L’abbiamo già spiegato tante volte così bene questo affare delle lettere! Come farebbe il Governo, come farebbero i ministri per saper le cose appuntino, se non fermassero e leggessero certe lettere? È così chiaro. Vedi, babbo, quante ragioni ho di sperare? — Soggiunse poi, rivolgendosi con un atto soavissimo al giovane. — Mi scusi, signor conte, se mi abbandono così, ma lei è di casa oramai...