— Lei è un amico — disse Liana, con dolcezza melodiosa, — un amico vero e leale.
— Quando ci rivedremo? — domandò Oliveri al contino.
— Oh! — esclamò Liana, fervidamente. — È vero; venga presto in campagna anche lei. Se Dio volesse che ci ritrovassimo tutti, come l’anno passato! Che giorni sono stati quelli, che giorni! Si ricorda?
Massimo non rispose, s’inchinò e uscì rapidamente.
XVII.
— Che strada! — brontolava Oliveri, sporgendosi fuor del legno. — E che tempo!
La strada era veramente molto fangosa, ma il tempo non poteva dirsi brutto. Glielo faceva parer tale la gran seccaggine di lasciar Torino. Il cielo era nuvoloso, ma non oscuro; anzi i vapori alti e radi accennavano a dileguarsi.
— I cavalli non c’è male — seguitava l’avvocato, parlando alla figlia, — due caprette, ma vanno; il legno è perfido. Senti come crocchia. E dianzi come si rimballava sul selciato!... Guarda, guarda come lavora tutto per sghembo!
— Gesù! — susurrò Menica, seduta con una paniera sulle ginocchia di fronte ai padroni — e quel vetturino, che ceffo!
Oliveri non lo aveva osservato, gli indirizzò subito la parola per farlo voltare.