— Ehi, brav’uomo, come vi chiamate?

Colui, che andava sonnecchiando, si scosse e rispose che il suo nome era Bono Biagio, ma che la gente lo chiamava Lesna.

— E le strade, come sono le strade?

— Infami, vede bene.

— Vi domando se sono sicure?

Lesna girò alquanto la testa, tanto da mostrare un viso forte ricagnato e ulivastro.

— Sicure non lo sono mai. Verso Poirino c’è Frustafer che batte la campagna coi suoi disertori; e verso Pinerolo c’è la banda di Malanotto. Da questa parte non so, non ho inteso dir niente. Speriamo di non fare cattivi incontri.

Per un quarto d’ora vi fu silenzio, poi il vetturino, destandosi da un altro sonnerello, ritornò spontaneamente sull’argomento. — Già, bisognava sempre sperar bene, ma qualche volta questo non bastava. Proprio su quella strada lì, egli s’era trovato in un bell’imbroglio. Il signore doveva ricordarsi anche lui d’un fatto capitato la sera di venerdì, 2 giugno 1786? No? Diavolo! Eppure era stato pubblicato e ripubblicato in tutti i paesi grandi e piccoli dello Stato. Ecco com’era andata. A quel tempo egli, Lesna, faceva la staffetta e portava la valigia delle lettere a Nizza. Quella sera, sulle undici ore di Francia, mentre si trovava tra porta Nuova e la chiesa di San Salvario, due birbanti gli erano saltati addosso lesti come gatti; avevano atterrato e ferito lui con parecchi colpi d’arma da taglio e vuotata la valigia. Un colpo da maestro! V’era dentro una cassetta, coperta di tela incerata e sigillata con le arme gentilizie del generale di Finanza, il signor marchese di Cravanzana, e indirizzata al signor Biscarra, tesoriere della città di Nizza, la quale conteneva la bellezza di ventiduemila novecento ottanta e più lire, in tante doppie nuove da ventiquattro. V’erano altri involti di particolari per il valore di circa novemila lire, e poi orologi, oreficerie, gingilli preziosi provenienti da Ginevra.

— E crede lei che li abbiano presi? Nemmen per sogno. E sì che i connotati io li ho dati precisi. Guardi: uno era alto, con una sottoveste bianca, logora, e senza calzette; l’altro piccolo, tutto vestito di grigio, e teneva in mano un paloscio.

Secondo Lesna poi, se le cose andavano di male in peggio, era perchè non si castigava più.