— Ehi, ehi, che roba è questa? Cosa c’è laggiù, dietro quel salice? Una testa o una spalla?... No, è un viluppo di foglie. Tanto meglio, tanto meglio.
E dopo un momento:
— Ohè! Non vi pare d’aver visto luccicare un’arma in mezzo a quei cespugliacci?... Ehm! Una trombonata che venisse di là ci accomoderebbe tutti pel dì delle feste. Capacissimi di sparare nel mucchio, quei di Polonghera, senza neanche dire: — scansati — a chi è forestiero. Non so se sia meglio avanzar pian pianino per star a vedere, o passar lesti lesti per distrarre la mira.
Forse, benchè scherzasse, non si sentiva troppo tranquillo nemmeno lui, ma la sua inquietudine era alleviata e come esilarata dal gusto maligno di stuzzicare e d’inasprire quella del suo onesto compagno.
In un subito cacciò fuori una pistola corta e rugginosa e la brandì.
— Toh, e ora? — esclamò l’avvocato.
— Fermo, fermo! — brontolò il notaio.
— Fermo? — disse lo speziale, — vedrete come starò fermo.
— Sarà mica carica? — domandò Arignani. — Cosa volete fare?
— Altro che carica; carica a palla forzata. Cosa voglio fare? Tirare al cagnaccio; ditegli che si provi a saltar al muso del cavallo, come ha fatto stamani. Si può aver pazienza una volta, ma due no!