— Crede? Meno male. Tornando alla contessa, adesso bisognerebbe scongiurare il pericolo d’un nuovo mancamento delle forze vitali con una buona cacciata di sangue. Questo almeno è il mio parere. Che ne dice?
Il medico non fiatò.
Un momento dopo madamigella Virando venne a dire che la signora contessa desiderava di parlare col dottore.
Rientrarono tutti nel gabinetto e di là passarono nella camera attigua, dove, in un gran letto a padiglione di stoffa cremisi damascata, Ughes rivide la dama. Fatto un inchino, si approssimò e le chiese il permesso di sentire il polso. Ripetè poi pacatamente quel che aveva già detto ai due uomini:
— Niente, ma proprio niente di grave.
La semplicità garbata dell’atto, la sincerità del tono rassicurarono la gentildonna più e meglio d’un lungo ragionamento.
— S’accomodi, la prego — diss’ella con voce languida, ma piena d’affabilità.
Era aliena, l’altera donna, sia per indole che per costume, dal dimostrare facilmente e volgarmente ciò che sentiva; ma questa era un’ora scura per lei, un’ora di smarrimento e di confusione; ella aveva sete di benevolenza, di conforto, di aiuto.
Considerò un momento la fisonomia seria e piacente del giovane che le stava davanti, poi prese a parlare abbandonatamente, come se già avesse piena fiducia nei consigli di lui, come se sperasse più in lui, pur ignorando perfino il suo nome, che in tutti i barbassori ch’ella aveva fin qui consultati. Oltre alla gravezza di testa che la tormentava assai spesso, si sentiva immalinconire ogni dì più. Le pareva che l’abbattimento del corpo fosse effetto dell’abbattimento dell’anima. Cercava il modo di riposarla, quest’anima stanca, e non lo trovava, non lo trovava. Non sapeva ella stessa che si facesse. Soffriva come non aveva sofferto mai. Non ne poteva più...
Il medico ascoltava attentissimo, comprendendo dal tono accorato, da certe frequenti pause espressive, che gli bisognava sottintendere moltissime cose. Per la contessa Polissena la primavera fiorita era già lontana; l’estate pur anche si andava dileguando, e con essa la luce e il calore. Poteva l’autunno rischiarare ancora la sua vita con fuggevoli riflessi, allietarla con qualche soffio soave... ma l’autunno precedeva l’inverno! Nulla nel complesso della bella persona dava indizio di decadenza o di sfacelo; ma ad ogni parte era necessario il sostegno o l’appoggio di un’altra. Nel cuor della donna vibrava ancora l’eco delle gioconde canzoni d’un tempo, ma doveva disporsi a sentirlo affievolirsi via via, e tacere ben presto per sempre. Era questo, era il pensiero della dissoluzione inevitabile che la opprimeva di giorno, la soffocava di notte, non le dava più un’ora di pace.