La sera stessa, il parroco ed il chirurgo, avvertiti dell’arrivo di Oliveri e di sua figlia, vennero cortesemente a dare il ben tornato. Bechio non si fece vedere. Liana lo aspettò tutta la mattina seguente; poi, dopo mezzogiorno, uscì e andò diviato alla sua bottega.

Bechio era al banco, pestava droghe in un mortaio e discorreva con una donna. Vedendo entrar la signora Ughes, chinò la testa, per nascondere forse qualche brutto versaccio, e la pregò di passare nella stanza contigua:

— Spedisco solamente questa ricetta e sono da lei.

Liana si trovò in una stanzaccia annerita dal tempo e dal fumo; v’erano poche seggiole di paglia male in gambe, un camino con quattro fornelli, e una tavola.

Lo speziale entrò di lì a un momento, portando su di una sottocoppa una caraffa e due bicchierini.

— Anisetta, anisetta — diceva egli; — non vorrà farmi torto, non vorrà rifiutare un ditino d’anisetta?

Accettato il liquore, Liana disse le ragioni che l’avevano indotta a venire. Ricordò la partenza di Ughes; espose brevemente le circostanze dalle quali era stata preceduta, accompagnata, seguita; lo pregò di manifestarle francamente il pensier suo.

Bechio guardò la signora con certi occhi che parevano dire: — Ed è questo il modo di parlar d’un affar così grave? — e si fece pensoso. Dopo un momento andò a serrar l’uscio e le impannate di foglio delle due finestre.

— Ecco la pura verità — diss’egli, mettendosi la mano al petto. — Una mattina, sulla fine di giugno dell’anno passato, mi trovavo a Racconigi. Non dirò in che strada, perchè non importa niente. A un certo momento mi sento battere sulla spalla, mi volto e vedo Boschis, il dottorino Boschis, buon’anima. — Cosa c’è di nuovo? — chiedo io. E lui: — Sei incaricato di far sapere al medico Ughes che si avrebbe piacere di vederlo. — Eh sì! — rispondo io: — sapete bene che è sposo novello, che è nel miele fino al collo. — E lui, Boschis, con maggiore appoggiatura: — Gli dirai che i fratelli hanno bisogno di lui. — Quando uno vi parla così, non si replica; io sono venuto a far subito la mia commissione.

— E poi? — domandò Liana, dopo aver aspettato un momento.