— Sor Luigi sarà andato a Racconigi, m’immagino, avrà sentito quello che si voleva da lui. Io non so altro; non m’impiccio dei fatti degli altri, io.

Liana si lasciò andare sur una seggiola, incrociò le braccia e s’abbandonò ai suoi pensieri.

— Sa come ha finito? — ripigliò Bechio, dopo un poco.

— Chi?! — domandò Liana, voltandosi a lui di sobbalzo.

— Oh parlo sempre di Boschis! — rispose lo speziale, ridendo di quel suo riso grossolano e sinistro, — parlo sempre di Boschis. Dopo il gran tentativo fatto in luglio per atterrare il mostro del dispotismo e della feudalità, il dottorino fu preso e condannato dai satelliti del tiranno. Messo contro un muro con tre o quattro altre vittime, non si smarrisce niente: vede i fucili spianati contro il suo petto, sta all’erta, coglie il tempo e giù! lungo e disteso. Non è neppur ferito, ma lui comincia a dar i tratti come un pollo sgozzato... Si credeva già salvo, e forse sarebbe riuscito davvero a scapolarsela, se non era un ufficiale (certo un nobile) che si avvicinò per vedere se quei poveri assassinati avevano tutti finito di soffrire. Costui s’accorse che Boschis non aveva neppure cominciato. Allora, senza dargli tempo di rialzarsi..... Cos’ha?

Liana era balzata in piedi, inorridita. Bechio ammutolì, sbalordito dagli occhi spalancati di lei, pieni d’un’angoscia terribile.

— Parli, parli — diss’ella, — dica pure che Luigi è morto così! Se questa è la verità, è meglio ch’io la sappia. Tanto, un giorno o l’altro, bisognerà bene...

— Ma no, ma no, ma no! — esclamò lo speziale. — Non ha capito che parlavo di Boschis? È a Boschis, giurabacco, che l’ufficiale ha fatto dare il colpo spicciativo!... Un’altra gocciola — soggiunse poi, riempiendo in fretta i bicchierini, — un’altra gocciola, non c’è di meglio per cambiar le idee.

La signora ricusò con un gesto, e Bechio li votò tutti e due.

— Ancora una domanda — disse poi Liana, tornata quieta. — Come va che la sua partenza ha seguìto così da vicino quella di Luigi? È caso, oppure...