— Caso, puro caso — rispose lo speziale, con certa affettata serietà. — Ero stato avvertito, sapevo ch’era bene mutar aria per qualche tempo. Ho nemici occulti, ma potenti, gente che ha interesse a liberarsi di me.
Liana gli domandò ancora se era consapevole di quanto accadeva ai confini.
— Euh! — fece Bechio, alzando i gomiti e battendo l’aria con le mani penzoloni dal polso. — E creda che davvero non vorrei essere nei piedi del Re.
Così dicendo salì sopra una seggiola, tolse da un palchetto, pieno di stoviglie, di barattoli, d’utensili, un grosso vaso bianco a rabeschi turchini e lo posò sulla tavola.
— Lei è moglie d’uno dei nostri — diss’egli, — mi fido, ma...
E strinse le labbra, mettendoci il dito in croce. Poi, sciolta la cartapecora polverosa che copriva il vaso, tirò fuori una manciata di fogli, che mostrò a Liana. Era una collezione di manifesti, di proclami, di libelli rivoluzionari, che Bechio sapeva quasi a mente e si sfogava a declamare, chiuso nella retrobottega, con la schiuma alla bocca ed arrotando i denti. In alcuni, diretti al popolo piemontese, i patrioti dichiaravano benemerite le città ed i comuni che innalzassero l’albero della Libertà; promettevano l’immediata diminuzione dei carichi e dei balzelli, e grandi vantaggi morali e materiali; minacciavano di morte chi resistesse. In altri s’invitavano focosamente i militari ad abbandonar la causa dei tiranni, ad unirsi alle patriottiche coorti: perciocchè prima d’essere soldati erano figli della patria, la quale ad essi stendeva amorosamente le braccia e si raccomandava. In tutti il Re, i principi, i nobili erano chiamati tigri coronate, lupi con la pelle di agnello, mostri col cuore di iena, gli artigli delle arpie, il labbro della sirena, l’occhio del coccodrillo...
— Vede! — esclamò lo speziale, come se alla vista di quelle carte gli s’infiammasse subitamente la fantasia: — Questa è semenza che gettata al vento da mani pure e generose, cadrà in buon terreno e produrrà una messe tremenda. Sì, per Bacco, unione, fratellanza, uguaglianza! Finirà la nostra servitù, la nostra miseria; il Piemonte avrà splendore, ricchezza, felicità. Coraggio, cittadina! O il tuo Luigi ritorna e tutto andrà bene, od egli è stato trucidato furtivamente per ordine del visionario Re di Cipro e di Gerusalemme, e si acquista la gloria dei martiri!
Anche quest’anno, appena giunto a Murello, Oliveri mandò lettere ai quattro punti cardinali per ottenere dagli amici e dai conoscenti informazioni e notizie.
Così venne a sapere che i repubblicani di Liguria, molto ben consigliati, s’erano accampati a Carosio, terra piemontese cinta di terre genovesi. Potevano da quel luogo tentar scorrerie nel Tortonese e nelle Langhe, mettendo le schiere inviate a cercarli ed a punirli, nella necessità di violare il territorio d’una repubblica che si adoperava apertamente per renderli grossi ed invincibili.