— Un consiglio cortese, officioso... ma che sapendosi da chi veniva, valeva un ordine. Abbiamo piegato il capo e buona notte!

— E le ragioni? — chiese la contessa.

Violant allargò le braccia, sporse il mento e chiuse gli occhi.

— Possibile che tutto vada così male? — mormorò la sorella.

— Di male in peggio, Polissena, di male in peggio. Sei proprio al buio, tu? Mazel ti trascura, eh? Me ne sono accorto. Cosa vuoi? è un po’ imbalordito anche lui... Dunque dirò io... Come se non bastassero tutti gli affari gravi, intralciati che abbiamo sulle braccia, il ministro della Cisalpina e l’ambasciatore francese par che cerchino continuamente il modo di farci perdere il tempo e la calma. Cicognara vede in tutto e da per tutto affronti ed offese, sta sul puntiglio, sembra un monello smanioso di attaccar briga. Ginguené è giunto finalmente a comunicare al Direttorio i suoi sospetti e le sue paure. Laggiù a Parigi non intendono a sordo. Quei signori hanno scoperto subito le fila d’una cospirazione colossale: qui si sta premeditando nientemeno che l’uccisione di quanti francesi sono in Italia. Sua Maestà, i ministri, noialtri nobili siamo occupati a preparare moti sediziosi e tumulti in tutti i paesi dello Stato. A un dato momento divamperà l’incendio. I soldati francesi, chiamati in aiuto, saranno obbligati a dividersi, e allora: addosso! Succederà lo sterminio. Com’è chiaro, facile, semplice tutto questo! Ti pare? Ora poi, con grande accompagnamento di accuse offensive, di recriminazioni stizzose, di proteste arroganti, si chiede il solito perdono per i ribelli; la dispersione dei barbetti e di quanti stanno alla strada; la pena di morte per i portatori e detentori di coltelli, pugnali, stiletti; la punizione dei parroci di campagna e di tutti i preti che fomentano l’odio contro una nazione così ben disposta per noi; la cacciata degli emigrati savoiardi e nizzardi. Per darti un’idea del criterio con cui è fatta la lista, ti dirò che in essa vi è il nome del mio amico Salmatoris, il quale è nato a Cherasco, non è stato più di quindici giorni a Nizza in tutta la sua vita, ha corso la carriera militare con me, si trova, come me, in Corte da circa trent’anni. Non basta, vi è notato anche il cavaliere di Camerano, chiuso da ben quattordici anni nell’ospedale dei matti!

Il marchese soffiò, si asciugò la fronte.

— Adesso — ripigliò poi a bassa voce, — quando si sappia quello che è accaduto ieri mattina a Casale, vuol essere un affare serio!

— Cos’è accaduto? — domandò la contessa, che ascoltava con l’animo gravemente contristato.

— Tu sai, non è vero? che i ribelli presi a Ornavasso, sono stati giudicati parte a Domodossola, e parte a Casale? Or bene, per questi l’ambasciatore di Francia aveva chiesta e ottenuta la grazia. Ma la staffetta che recava l’ordine, partita nella notte del 25, arrivò a Casale quando già dodici di quei disgraziati erano stati sbrigati. Il peggio si è che tra questi vi è Leótaud e Lions, entrambi francesi di nascita, se non di servizio! Figurati! Ginguené non mancherà di dire che la staffetta ha dormito a Crescentino od a Trino, oppure che a Casale hanno anticipata l’ora del supplizio; ne nascerà un putiferio, saremo a guai.... Insomma — continuò alzandosi — Priocca mi diceva ieri che non è più possibile tirare innanzi. A sentir Ginguené, par che la Francia abbia già usato molta longanimità, dato prova d’una clemenza ineffabile lasciandoci vivere fino a questo momento. Se in Italia esistono ancora governi monarchici, questo si deve unicamente alla sua generosità, alla sua tolleranza! Capisci? Dunque finiamola con le umiliazioni. Se vogliono ammazzarci, ci ammazzino di colpo. Meglio finir così che martirizzati da quella marmaglia di scimiotigri e di scampaforche che infesta i nostri confini.

Il marchese si avviò verso l’uscio curvo curvo, quasi si sentisse sulle spalle il peso delle cose che aveva narrato. Giunto sulla soglia, si fermò e si rivolse di nuovo alla sorella, che l’aveva seguìto.