Che orrenda visione! — I francesi trionfanti in marcia verso i vecchi baluardi incontaminati. La folla cupa, fremente, raccolta in sè come una fiera pronta allo slancio. Massimo la dominava da un punto elevato. Egli alzava la mano, gittava un grido fortissimo. Seguiva un urlìo di morte. La turba si agitava, si avventava furibonda contro gli stranieri..... Massimo era in terra travolto, ammaccato, schiacciato da migliaia di piedi.
Una voce le ripeteva nell’anima le parole d’un prete emigrato, l’abate Frainier: — Vedete, la rivoluzione è una prova dell’ira santa di Dio; ira che vuol essere placata con sangue. — Se n’era versato già tanto, ma occorreva precisamente ancor quello di suo figlio per colmar la misura...
Si alzò sconvolta e si affacciò di nuovo alla finestra. Tornò a sedere e a tender l’orecchio. Poi si provò a leggere, si provò a pregare, ma ogni poco si sentiva mancare il respiro, come se aspettasse l’imminente scoppio d’un fulmine.
Quanto tempo le sia trascorso così, non lo seppe mai. Alla fine ode un rumore di passi lontani, che però le pare venga dalle stanze, non dalla strada. Vuol balzare in piedi, e le gambe le si ripiegano sotto, mentre un flutto di idee ancor più disperate e più lugubri le invade la mente; ricade seduta, si sente quasi svenire, quando è riscossa dalla voce di suo fratello.
— È finita; sono entrati...
— E Massimo?
— È venuto a casa con me. Si è fermato in basso a posar le pistole.
La contessa giunse le mani, le alzò al cielo, ma non pronunziò una parola.
Massimo entrò di lì a un momento e venne a sedere in silenzio vicino a sua madre. Era pallido, aveva il viso contratto, come di chi ricaccia dentro l’anima un sentimento potente, pronto a manifestarsi. Violant, vedendoli quieti, prese a raccontare alla sorella com’erano andate le cose.
— L’avanguardia francese, comandata da Kister, si è presentata alla porta di soccorso alle cinque; l’hanno lasciata entrare appena compiute le formalità d’uso. Poi sono arrivati Ginguené e il generale Collin alla testa di due mila e più uomini. Il governatore, marchese di Ciriè, ed il comandante, cavalier di Nichelino, essendo ammalati, toccò a Casanova, colonnello del reggimento Monferrato, il delizioso incarico di fare la consegna. Qualcuno ch’era presente, mi disse che gli ufficiali ed i soldati facevano pietà. Chi sa quanti fra essi si saranno trovati a Cosseria! E dover sfilare, rendere gli onori militari al gran conquistatore Ginguené...