La contessa sorrise:

— M’hanno detto che la signora Ughes esce tutti i giorni con suo padre e con te...

— È verissimo.

— Bisognerà che tu me la faccia conoscere questa sirena. Vuoi?

— Scusi, signora madre, ma io non capisco...

La contessa non rispose, si fece grave, pensò un momento.

— Domani — riprese poi — farò probabilmente una visita al santuario della Madonna. Fa di trovarti con loro da quella parte, verso sera. Bada però che l’incontro deve parer casuale, perciò non devi avvertirli, non devi dir niente. M’hai inteso?

Massimo promise e si allontanò rapidamente, ma giunto sulla strada che metteva a Murello, sentì ad un tratto venir meno ogni volontà di andarvi. Entrò in un prato e si gettò sull’erba, nell’ombra di certi alti pioppi.

Che significava questo desiderio di sua madre? Doveva rallegrarsene? Accettarlo come un augurio? Era possibile che ne derivasse un bene qualsiasi? — E fantasticò fino a tardi senza venire ad alcuna conclusione, senza intravvedere un punto chiaro, uno spiraglio sereno nella densa caligine che gli nascondeva l’avvenire.

Tutta quella sera, e la notte, e il giorno seguente, finchè non venne l’ora di andare in casa Ughes egli si sentì amaramente tribolato da un pensiero: — E se Liana non riuscisse simpatica alla contessa? Se questa trovasse ch’egli aveva collocato male il suo amore? — E il dubbio, senza che egli sapesse come, nè perchè, andò sempre crescendo e prendendo un’importanza che gli pareva foriera di nuovi e gravi avvenimenti.