— Io la ringrazio, la ringrazio quanto so e posso, anche a nome di mia madre.

Si separarono. Ughes e Liana tornarono nella strada. Massimo voltò; passando sotto le finestre della contessa, vide Mazel ritto dietro la invetriata, che lo guardava con un risetto che teneva di sogghigno. Gli fece una spallucciata e in un batter d’occhio fu su.

— L’hai riveduta, eh, la rosea veste? — disse Mazel. — Di qui non discernevo bene la faccia, ma, cospetto: un port de reine!

— Come si sente adesso, signora madre? — domandò Massimo, stizzito contro il cavaliere, senza sapere il perchè.

— Sempre meglio. Se posso avere una buona nottata, domani sarò bell’e guarita. Dunque, sentiamo: com’è questa signora?

— Com’è?! Non ho mai visto una figura più bella in mia vita.

— Poh! — fece Mazel.

— Carnagione bianca — continuò il giovane — di color vivo e gentile; una ricchezza straordinaria di capelli; dentatura che sembra un avorio, labbra porporine... Non so niente degli occhi, ma li credo neri o castagni.

— Anche il medico è simpatico — disse la contessa. — Non è vero, Mazel? — Peuh!...

— Solamente... Dì un po’, Massimo, non ti par che somigli a qualcuno?