Salì poi alla camera che aveva sempre occupato, si mise a letto; dormì fino a tardi, e discese riposato, ripicchiato, e pronto a riprendere le sue antiche abitudini ed il dolce servizio.

Egli sperava di riveder subito l’amica, dovette invece impiegare a leggicchiare ed a fantasticare il resto della mattina, poichè ella non comparve che per mettersi a tavola.

La gentildonna si ritirò poi di nuovo subito dopo desinare, per finire, a quanto disse, una lettera; e Mazel, ritornato in camera, si appisolò sopra l’ampio e soffice canapè coperto di raso giallo a righe alternativamente opache e lucide, sul quale aveva, in quelle ore, schiacciati tanti bei sonnellini.

Vi stava da poco più che mezz’ora, quando Fiordelis venne ad avvertirlo che la contessa lo aspettava per la passeggiata.

— Ma come! È già in basso? — chiese egli, scuotendosi.

— Sì, signore.

— Cospetto! Ma che ora è?

— Son le tre e mezzo.

— Non capisco.... Una volta non si usciva mai prima delle quattro..... anzi tra le quattro e le cinque.....

Discese subito. La contessa era già in carrozza; i cavalli focosi scalpitavano sbuffando.