— Giustissimo, cara contessa, ma ormai ho confessato il mio torto!... Via, volete che vi dica di più? Ieri si era anche cominciato a parlar di apparizioni, di spettri. Io dicevo... Non so più quel che dicevo ieri, ma la mia opinione schietta e sincera eccola qui. Cos’è un fantasma? Un’immagine, una figura umana che va e viene, discorre, gestisce, e non ha corpo. Una cosa strana, inconcepibile. Eppure da che mondo è mondo se n’è sempre parlato; vi sono memorie, osservazioni, tradizioni, leggende. Vi si credeva e se ne aveva paura una volta, vi si crede e se ne ha paura anche adesso. Perciò... Eh, cosa vi pare?

— Avanti — disse la contessa.

— Perciò non mi meraviglierei che anche in questo vi fosse qualche cosa di vero.

La contessa non aprì bocca. Liana girava gli occhi senza sguardo sulla campagna; voleva contenersi, raccogliersi, e sentiva sorgere dall’intimo una bramosia disperata di saper altro, di approfondire subito quanto aveva inteso. Ecco, la speranza di riveder Luigi vivo si andava affievolendo, ma l’anima si apriva a nuove impressioni; queste venivano da lontano, arrivavano a lei attraverso molti e molti ostacoli, suscitavano immagini vaghe, idee indeterminate, lampeggiamenti rapidissimi che parevano rischiarare abissi tenebrosi e profondi. In certi momenti credeva perfino di afferrare un nesso fra questo stato di esaltazione mentale ed un fatto che doveva sicuramente accadere.

Ad un tratto si volse a Mazel e lo pregò, lo scongiurò di parlare, di dirle tutto quello che sapeva. — Dio, Dio! era dunque possibile che una parte dell’essere umano, una parte di noi continuasse a vivere oltre la tomba?

Il cavaliere, così incredulo il giorno prima, non voleva poi neanche mostrarsi troppo credulo adesso; riflettè perciò un buon poco prima di rispondere.

— Mah! — cominciò poi — questa è una matassa molto intricata, non si può nè dipanare, nè tagliare, bisogna lasciarla qual è. Non è possibile di parlare del soprannaturale, senza stabilire bene i confini del naturale; i limiti di ciò che è naturalmente possibile. E come si fa? Noi non conosciamo che una minima parte dei segreti di questo mondo. Certo che del cammino se n’è fatto da Adamo in poi, ma chi sa che cosa ci rimane ancor da scoprire! In fatto di rimedi, per esempio! Chi sa che non venga un giorno in cui ogni male avrà il suo specifico, e l’uomo non morrà più che di vecchiaia. Peccato che noi non ci saremo più!

Egli continuò così a saltar di palo in frasca, a passar da un ragionamento all’altro, finchè venne il momento di separarsi da Liana.

A Robelletta la contessa trovò la tanto attesa lettera del figlio. La lesse, la fe’ leggere al cavaliere, e commentarono insieme le notizie vaghe e confuse che conteneva. Non pensarono più nè l’una nè l’altro ai discorsi fatti con la signora Ughes.

Ma Liana invece vi tenne fissa la mente con tenacia e costanza tutta quella sera, e la notte, e nei due giorni di pioggia che seguirono. Al terzo, l’azzurro tornò sorridere ai campi. Nel pomeriggio Liana si ritrovò in carrozza con le due nobili persone e chiese loro apertamente se credessero alla possibilità di comunicare in qualche modo con gli estinti. Mazel, preso all’improvviso, balzò sopra il cuscino, poi disse con la faccia nebulosa e la voce sottile che, essendo la domanda assai complicata, doveva ponderare bene la risposta.