Ma la contessa non gliene lasciò il tempo e prese francamente la parola.

— L’interrogazione della signora Ughes è giusta — diss’ella, — e mi par meritevole di molta considerazione. Però io direi piuttosto così: — Credete voi che le anime dei nostri cari possano mettersi in relazione con noi? — Allora risponderei: — Sì, e per mezzo dei sogni. Il sogno ha già in sè qualche cosa di così misterioso, non è vero? Il corpo giace come morto, intanto l’anima veglia. Io m’immagino che l’anima, trovandosi in uno stato direi quasi di libertà, possa intrattenersi con altri spiriti vaganti intorno a noi, invisibili perchè spogliati d’ogni forma, perchè sciolti da ogni legame materiale. Noi non ci badiamo perchè troppo occupati e distratti, ma chi sa quante ispirazioni di quelle che noi diciamo felici, non sono altro che suggerimenti di persone che abbiamo perdute e che continuano a volerci ed a farci del bene! Quante volte non accade di addormentarci dubbiosi, perplessi, angustiati e di svegliarci risoluti e tranquilli!

Ella tacque un momento come se esitasse a continuare. Gli occhi di Liana brillavano; desiderii tormentosi e impazienze compresse le scorrevano sul volto e per le spalle e nelle mani, scosse a quando a quando da tremori violenti.

— Oh signora! — mormorò ad un tratto. — Dica tutto ciò che sa, tutto ciò che pensa, per amor di Dio!

— Vi sono di quelli che vanno anche oltre — ripigliò la gentildonna. — Quelli che asseverano si possa sentir la presenza, l’influenza degli esseri sovrumani, chiamiamoli così, anche nello stato di veglia... È un’impressione delicata, leggiera come un alito. Provate una commozione inopinata, inesplicabile, trovate inaspettatamente la spiegazione d’un fatto lungamente cercata, ricevete a tempo un consiglio, un aiuto, un impulso... Non dico sempre, ma in certi casi, non potrebbe l’amore essere più forte della morte? Forse, perchè il miracolo avvenga, è indispensabile che chi sopravvive continui a pensare molto a colui che se n’è andato...

Qui la contessa si voltò a Mazel:

— Sapete con chi parlo spesso di queste cose? Con Garonis. Lo credereste? Eppure... Egli ha avuto la disgrazia di perdere un figlio, nel quale aveva collocate tutte le sue speranze, tutta la sua ambizione. L’ho udito affermare tante volte ch’egli continua a vivere spiritualmente con lui. Il suo Ottavio aveva poco più che vent’anni, non poteva superarlo nello studio e nell’esperienza, ma mostrava un’inclinazione straordinaria per la medicina. Orbene, a sentire il povero padre, la maggior parte delle guarigioni ch’egli ottiene son dovute ai suggerimenti del figlio. Esagerazioni certo, ma belle, sante, consolanti esagerazioni!

Liana ascoltava sempre avidamente, tutta vibrante di una commozione senza nome. Di tanto in tanto domandava a sè stessa se non avesse mai provato nulla di simile. In sogno sì: sognava spesso Luigi... vivo e sano però. D’ora in poi sarebbe stata più attenta, pronta ad afferrare le sensazioni più fuggevoli e confuse. Ecco, questo doveva essere oramai il suo pensiero, la sua occupazione costante. Non vedeva l’ora di ritrovarsi a casa per chiudersi nella sua cameretta, ed attendere nel silenzio e nell’ombra. Ad un tratto fu presa da singhiozzi convulsi, senza lacrime. Subito la contessa e il cavaliere cercarono di consolarla, di rincorarla. Ella scoteva il capo, cercava di sorridere, stringeva fortemente una mano della gentildonna fra le sue. Dopo un poco riuscì a vincersi, si acquietò, si rianimò, cominciò a scusarsi.

La contessa la considerava amorevolmente; Mazel cercava cortesemente di tagliar corto.

— Eh no, eh no! Non occorrono scuse. È naturale, si capisce... Cospetto! si capisce...