E per non cambiar troppo bruscamente discorso venne a parlare di una dottrina che, a quanto aveva letto, era stata molto in voga presso gli antichi. Aveva anche un nome lungo, mezzo greco e mezzo latino che non ricordava. Secondo questa, l’anima appena uscita dal corpo dell’uomo, entrava in quello d’un animale qualunque, e non ne usciva più per un lungo volger di secoli.

— Ciò obbligava naturalmente i credenti a non mangiare carne, per scansare il pericolo d’ingoiare inconsideratamente qualche buon antenato.

Mazel, esilarato, prese poi ad assegnare facetamente una anima a tutte le bestie che vedeva. Uno svago facile e che pure gli dava il mezzo di mostrarsi molto arguto. Egli lo prolungò durante il resto della passeggiata, e vi tornò nelle successive ogni qual volta si trattava di evitare un discorso troppo grave od attristante. Cospetto! Questo non era più andare a spasso, tanto valeva assistere tutti i giorni, per gusto, a un funerale! La presenza di Liana cominciava a diventare per lui, non noiosa, ma un pochino superflua. Troppo seria, via... Non badava a ciò ch’egli diceva, mai non c’era modo di vederle i dentini, di strapparle una risatina. Diavolo! una donna bella deve sapersi mostrare sotto tutti gli aspetti: oggi mesta, domani gaia... ma più spesso gaia che mesta. Così si fa, quando si vuol piacere! Ma la signora Ughes non si curava affatto di piacergli, e questa era una novità che lo maravigliava e lo indispettiva.

La contessa poi continuava a non palesar le sue intenzioni, e, da quel gentiluomo educato e discreto ch’egli era, si guardava dall’interrogarla.

— È chiaro — pensava: — ella fa di tutto per persuadere la giacobina che suo marito è andato tra i più. Perchè? Forse per un fine pietoso. La carità non si fa solamente con pane, e Polissena è virtuosa. Ma la strada che ha presa può essere fastidiosa e lunghetta. A parer mio bisognerebbe finirla d’un colpo. Un bel finale come si vede nei romanzi... E dire che io l’avrei quasi trovato!

In quei giorni Mazel piantava spesso gli occhi in faccia a Fiordelis, o lo guardava attentamente da capo a piedi, poi aggrottava le ciglia come se facesse mentalmente un raffronto. Il cameriere non tardò ad accorgersene, immaginò subito che il suo signore avesse bisogno di lui per qualche servizio insolito, segreto, scabroso, ed esitasse a parlargliene per mancanza di fiducia. Cominciò, mentre lo abbigliava al mattino, mentre lo aiutava a spogliarsi la sera, a far cadere il discorso sui vari padroni con cui era stato ed a far sentire scaltramente come tutti lo avessero più o meno adoperato in negozi che non avevano niente a che fare con le sue occupazioni giornaliere.

Mazel lo squadrava, lo sbirciava e lasciava dire. Ma una sera, dopo aver posato sul tavolino l’orologio, la tabacchiera, la borsa, gli domandò a bruciapelo se volesse guadagnare onestamente due luigi.

— Si figuri! — rispose Fiordelis — Anche quattro, anche sei!...

XXII.

— Brava Menica! — esclamò Oliveri, entrando nel salottino e vedendo la tavola illuminata ed apparecchiata per la cena. — Cosa c’è di buono stasera?