— Cosa?
— Sente il lardo.
— Bisogna che lo senta, caro lei; se non lo sentisse, non varrebbe niente.
— Sì, ma non troppo, non troppo, non troppo.
Menica andò via brontolando. Ricomparve con una pietanza di carne, e ripigliò tosto la difesa della sua zuppa. L’avvocato replicò; la disputa continuò monotona e ostinata finchè non fu sparecchiato.
Quando la donna si fu ritirata in cucina, Oliveri si alzò e andò a prendere un libro che stava con altri sul piano del camino. Tutte le sere, prima d’andar a dormire, egli usava leggere un poco ad alta voce, sia per tenersi in esercizio, sia perchè credeva con questo di agevolar la digestione. Se poi si trovavano presenti il parroco, il notaio, il chirurgo, egli si animava ai passi più eloquenti, e, chiuso il libro, seguitava a memoria; oppure anche recitava squarci maravigliosamente lunghi di classici, o prendeva a dissertare acutamente sopra un tema qualunque, come colui che versatissimo era in siffatte materie. Ma quella sera, non trovando tosto la pagina che cercava, s’impazientì e cambiò idea.
— E così — diss’egli a sua figlia — sei andata a spasso?
— No, babbo — rispose Liana, — non sono uscita.
— La contessa non è venuta?
— Non è venuta.