— Luigi è venuto...
— Va bene, ne discorreremo.
— L’ho veduto...
— Lo so, me l’hai già detto. Ma è stata un’illusione.
— No, babbo.
— Dirò meglio: un’allucinazione.
— No, no, no!
— Ehm!... senti, cara, tu hai avuto una grossa febbre, una febbre violenta, una specie di febbre cerebrale. Ti dava il delirio, e che delirio! Pare però che questo sia stato uno sfogo: la malattia fisica ha impedito, ha allontanato la malattia morale da cui eri minacciata. Moschetti, il medico nuovo qui di Murello, e il dottor Pomba di Villanova, ti considerano come entrata in convalescenza; ma dicono che sarà lunga, che ci vuole un gran riguardo, altrimenti... uhm! Guai se ti ritornasse il male addosso! Le ricadute sono peggiori delle malattie.
Liana finse di capacitarsi e non tornò più sull’argomento. A che insistere? Sapeva bene che il pensiero del genero non occupava più nè la mente nè il cuore di Oliveri. Oltre a ciò la stancava tanto discutere! Era ancor così abbattuta, così spossata!
Pareva difficile, a chi la vedeva in quei giorni, ch’essa potesse riaversi mai più; pure ella continuava gradatamente a risorgere, e venne il momento in cui il medico le permise d’alzarsi.