In un subito, ella vide irrompere nel cortile una frotta di contadini, e riconobbe in colui che li conduceva Bechio, lo speziale, con un berretto rosso in testa e una sciabola al fianco. Vociavano, gesticolavano, si consultavano tumultuariamente. Bechio si fece alla porta e bussò. Il parroco comparve come uno scatto di molla a una finestra, parlamentò un momento, poi discese ed aprì. Lo speziale entrò seguìto da cinque o sei altri. Intanto il movimento era cresciuto: la gente portava assi, corde, abetelle, scale a piuoli, e buttava tutto per terra a pie’ del torracchione.
Liana, spaurita, volle alzarsi e chiamare Menica, Gabriel, saper subito quello che accadeva. Una mano le si posò dolcemente sopra la spalla; ella si voltò, si trovò accanto suo padre. Oliveri era smorto, con le gote cascanti, con un non so che di irrequieto nelle labbra e nelle palpebre, che indicava un grave turbamento interiore.
— Ah! — fec’egli — vuoi saper cosa fanno? Si preparano a rizzar un ponte contro il muro di ponente, per raschiar via le armi gentilizie dei Commendatori che ebbero la signoria di Murello. Perchè? Perchè siamo in repubblica, figlia mia. Siamo in repubblica, in repubblica, in repubblica!
Liana girò a lui il viso stupefatto:
— Oh! — diss’ella — e il Re?
Gli occhi di Oliveri si velarono: — Il Re? Eh, poveri noi, chi sa dov’è il nostro Re a quest’ora!
XXIII.
La contessa Polissena volle aver frequenti notizie di Liana, durante tutta la malattia, ma non trovò mai il tempo d’andarla a vedere. Il cavaliere Mazel se ne informava di tanto in tanto, con cera sbadata, guardandosi le unghie o baloccandosi con gli anelli. Massimo affannato, accorato, trepidante, nei primi giorni correva a Murello a levata di sole, e non tornava a Robelletta che a sera avanzata. A poco a poco, col diminuir del pericolo, si venne acquietando; e quando Liana fu entrata in convalescenza, ricominciò a dedicare tutto il suo tempo all’opera antirepubblicana.
La strada ch’egli batteva non era sparsa di fiori, bensì d’arbusti pungenti e di viluppi prunosi. Lasciando a parte le difficoltà materiali, quel dover oggi cercar di persuadere uno scettico o stimolare un neghittoso, domani ammonire un imprudente o frenare un avventato, e ascoltar ciance, sproloqui, millanterie, e discuter con calma disegni evidentemente ineseguibili, e prevenire insidie, destreggiarsi, aver occhio a questo, a quello, a tutti e a tutto, era cosa da stancar chiunque non avesse sentito come lui, dopo un lungo periodo d’inazione, un fermento di vigore, una sovrabbondanza di vita, una vera smania di attività tempestosa.
Egli trovava anche un certo compenso nell’amicizia, nella stima, nell’aiuto del conte Di Rivas, uomo maturo d’anni e di senno, e che si poteva dire di ferro schietto anima e corpo.