— Quando poi avrete finito di fare il torototella — gli disse il notaio, — pregheremo sor Luigi di favorirci qualche particolare sul fatto di stamattina. Volete star cheto!
— Cheto com’olio.
Ughes raccontò subito, molto succintamente, la visita fatta a Robelletta.
— Capito — disse il notaio, dopo un momento di riflessione: — la signora contessa ha avuto qualche cosa meno d’un deliquio e qualche cosa più d’una mancanza.
— Vale a dire uno svenimento! — esclamò lo speziale.
— Però — osservò il parroco — guardate un po’ come si fa presto a spaventare la gente! Si parlava già d’un insulto, che so io? d’un colpo apopletico.
Bechio dette in una sghignazzata.
— Lei era in pensiero per il desinare, eh, reverendo?
— Che desinare? — domandò don Prato, rosso come un gambero. — Non capisco proprio...
— Non capisce? Figuriamoci se può aver dimenticato che tutti gli anni l’illustrissima empie una volta la pancia ai preti ed ai nobili qui del contorno!