Giuseppe Giacinto Violant arrivò a Robelletta sul cadere d’un triste giorno di gennaio. Scese dal legno tutto rabbuffato e col muso lungo un braccio; si lasciò stringere al seno dal padre, baciò la mano alla zia, salutò distrattamente il cavaliere Mazel e il cugino Massimo. Dichiarò subito che aveva fatto un viaggio eterno, ignobile, umiliante; si sentiva tutte l’ossa sconquassate dal calessaccio infame. E poi, due brenne scellerate e un vetturino imbecille che non sapeva neppure da qual parte si tenesse la frusta.

— Eeh! ho dovuto prendere quello che ho trovato — continuò sbuffando. — Perchè bisogna saper una cosa, bisogna sapere che tutti i possessori di cavalli da carrozza e di lusso hanno dovuto mandarli al Valentino per uso del Governo e d’ordine della Municipalità: quel bel miscuglio di avvocati, di medici, di banchieri, di mercanti, di calzolai, di sellai... Naturalmente il giorno dopo la consegna tutti i cocchieri erano a spasso. Ed ecco venir fuori un gran manifesto del capo della polizia, nel quale si ravvisava contraria ai sentimenti di umanità e di giustizia la perfida e barbara condotta di tutti i padroni, e si decretava a nome del Governo dovessero continuare a mantenere i cocchieri e pagarli non so per quanti mesi. Ora domando io se queste non son prepotenze? E siamo appena in principio, le persecuzioni sono appena cominciate. Voglia Dio che non s’abbia a vedere la ghigliottina in piazza Castello!

— Euh! — fece il marchese, che si sentì correre un freddo per le braccia e per la schiena.

— Signor padre, lei non sa ancora che la marchesa di San Marzano è stata arrestata a Costigliole d’Asti e condotta a Torino?

— Gabriella? — esclamò la contessa dolorosamente.

— Sicuro. Lei e il prevosto del paese.

— E perchè? — chiese Mazel.

— Sono accusati d’aver sollevato i contadini.

— Ma come! — gridò Massimo — c’è stato un sollevamento? Dove? Quando?

— Nelle provincie di Alba e di Asti, dove i commissari, mandati dal Governo a installare le Municipalità, hanno voluto proibire, proprio la vigilia di Natale, che si andasse a messa di mezzanotte, e ordinato per di più che si celebrasse la festa con l’innalzamento del solito albero.