— Oh testa sventata! — esclamò il marchese, volgendosi crucciato verso suo figlio, — perchè non ci dicesti questo appena arrivato, invece di infastidirci con l’affare dei cavalli. E dopo?

— In seguito a questo — continuò Giacinto, senza scomporsi, — gli uomini di Costigliole, di Calosso, d’Isola e di altri luoghi hanno cominciato a mormorare; poi a gridare che si voleva offendere la religione; poi, prese le armi, al suono delle campane, si mossero verso Alba. Furono dispersi dai patriotti coll’aiuto efficace e forse indispensabile di alcune compagnie di Piemonte Reale. Pare che dalla parte di Asti il moto sia stato anche più grave e la resistenza maggiore, ma non conosco i particolari. Conseguenze di tutto questo: alcune fucilazioni, la distruzione delle campane, il disarmo dei comuni, le taglie di guerra e una pioggia di bandi e di proclami. D’ora in avanti, ogni comune dove l’albero sarà abbattuto o mutilato, o dove si darà campana a martello, verrà assoggettato a una contribuzione dieci volte maggiore dell’ordinaria. Se vi si sarà versato il sangue d’un francese o d’un patriotto, incendio e distruzione. Tutti gli attruppamenti saranno attaccati subito, arrestati quelli che li comporranno, i capi giudicati da una commissione militare e passati per le armi ipso facto... La stessa pena per chiunque, nelle provincie di Asti e d’Alba, sarà trovato in possesso d’uno schioppo, d’una pistola o di munizioni da guerra...

— Ma insomma — interruppe Mazel — la marchesa corre un vero pericolo?

Giacinto si strinse nelle spalle.

— Questo — rispose egli — non lo posso sapere.

Tutti, abbassato il viso e lo sguardo, rimasero muti e pensosi per qualche minuto. Intanto era venuta l’ora in cui per costume della famiglia si faceva in comune la preghiera della sera. La contessa si alzò e, seguita dai quattro signori, si avviò alla cappella, dove aspettava già don Bonhomine. I servitori e i contadini vennero subito e s’inginocchiarono taciti e riverenti.

Gli usci e le finestre erano chiusi, ma il vento gelido cigolava negli spiragli, alitava sull’impiantito, s’aggirava intorno all’altare: ove le fiammelle rossiccie dei candelieri or piegandosi accennavano a spegnersi, or rialzandosi si ravvivavano, e gettavano sprazzi e creavano più qua e più là ombre improvvise, oscillanti e mostruose.

Si recitò prima il rosario, quindi le litanie della Madonna con grave e misurata lentezza. I contadini, i servitori uscirono cheti cheti, in punta di piedi. Dopo un poco, la contessa che teneva il viso fra le palme, lo alzò e voltandosi ai suoi:

— Preghiamo — disse col pianto nella voce — preghiamo ancora per la mia povera amica...

L’altera gentildonna passò giorni e nottate di vera ed amara tristezza. Il pensiero del pericolo da cui era minacciata la marchesa prigioniera divenne tormentoso ed incessante. Cercava invano di farsene un’idea. Mazel e Violant, interrogati, non davano che risposte evasive, indeterminate, o sospiravano alzando gli occhi al cielo.