— Oh oh! Lei brutto? Un po’ pallido, ecco: ma il pallore non le dice male, tutt’altro. E poi, gli uomini pallidi son quelli che fanno furore; lei lo saprà per prova molto meglio di me. Del resto se pare andato un po’ giù, è perchè qui le mancano i divertimenti. Anch’io, sa, dopo un mese ch’ero qui, ne avevo piene le tasche; poi ho cominciato a parlare alla Rosina, e allora... Anche lei, non per darle un consiglio, ma se si facesse un’amorosa...
— Un’amorosa? E come si fa a stamparla qui per qui?
— Basta sapere contentarsi dell’onesto.
— E la tua, dove l’hai pescata la tua?
— La mia? Nella cascina. È una bella biondona, col naso piccolo e la bocca larga...
— Non mi piacciono le bionde.
— Ha ragione; piacciono meno delle brune anche a me. Ma come si fa? Quando non c’è da scegliere! Certo che vi sono delle brune che valgono cento bionde, mentre è difficile trovare una bionda che... La Carolina, per esempio, quella che chiamano la bella Carolina, moglie del caffettiere di Murello, quella può già dirsi un bel tipo, ohe! Capelli neri, ricciuti, certi occhioni ladri, che è impossibile non sentirsi frigger l’anima. Lei che se ne intende, mi capisce. In fatto di belle donne, a Murello c’è anche la vedova del medichino, quello che è andato via senza dir niente e non è mai più tornato; ma anzitutto non è bruna, poi, ehm! lei saprà, caccia riservata...
Il signorino, che giaceva sulla schiena, si girò sul fianco.
— Su via, dimmi, com’è questa Carolina? Un po’ ben fatta? Un po’ civile?
— Eh diavolo! — esclamò Fiordelis con un sogghigno impudente — se non fosse così, non gliene avrei parlato. È un vero peccato ch’essa sia condannata a vivere in quel paesucolo. Una creatura che, gliel’assicuro io, farebbe onore a chi volesse occuparsi di lei, e sarebbe altra maggior cosa che non tutte quelle sguaiate che vanno a spasso sotto i portici della Fiera. Non ha che un difetto, è così fantastica che non si sa mai come pigliarla. Questo rende la cosa difficile; ma alle cose facili un par suo non ci si mette. Dico bene?