— Esco a far due passi — diss’ella, — fino alla strada di Racconigi. Non oltre, perchè la donna è fuori e non voglio lasciar troppo solo mio padre.

Diede con tranquilla dimestichezza la mantiglia a Massimo perchè gliel’adattasse sulle spalle, intanto soggiunse:

— Come lo ha trovato?

Massimo, che si disponeva a render conto della sua assenza, non capì.

— Le domando come ha trovato mio padre? — ripetè Liana con dolcezza.

— Ah! bene, assai bene... Fuorchè il piede, naturalmente.

— Quello del piede è un male immaginario, una fissazione dalla quale non si rimuove, ma il medico assicura ch’egli potrebbe camminare, anche uscire, se volesse. Ciò che m’impensierisce è lo stato d’inerzia in cui lo vedo caduto. Gli ho proposto più volte di tornare in città; geme, sospira, ma non risponde. Vi sono giorni in cui si direbbe ch’egli è nell’impossibilità di fare nulla, di parlar di nulla, di pensare a nulla. — S’interruppe, poi ripigliò con accento costernato: — anche la sua mente non mi par più lucida come in addietro.

— No? — esclamò Massimo — di questo non mi sono proprio accorto. Oggi mi ha parlato con entusiasmo d’un lavoro che sta per intraprendere; pareva felice d’aver trovato un bel soggetto, e si esprimeva molto sensatamente, con molta chiarezza.

— Dio voglia ch’egli torni presto quel di prima!... Io lo vedo anche così invecchiato, così affralito!

— È il primo inverno ch’egli passa in campagna, lontano dai suoi amici; forse si annoia.