— È verissimo; la mia compagnia non gli può bastare, e di tutti quelli che venivano in casa nostra, il parroco solo ci è rimasto fedele.

— Questa viene a me — disse Massimo in cuor suo; e subito, ad alta voce: — anch’io mi son reso troppo invisibile, conosco il mio torto, ma se sapesse! Non ho più avuto un momento di quiete, di riposo, in questi ultimi tempi. Tanti pensieri, tante cose! Poi sempre in moto... M’abbia per iscusato.

Erano giunti dove metteva capo la piccola strada; Liana si fermò senza far cenno d’aver inteso e volse l’occhio in giro sulla campagna spenta, sull’orizzonte pieno di vapori, nei quali moriva il disco solare abbacinato e sanguigno.

Massimo, un po’ ferito dal silenzio di Liana, si turbò forte vedendo già venuto il momento di separarsi da lei; diceva in segreto a sè stesso: — Ecco che non dovevo venire, dovevo resistere a quel primo impeto sciocco, mi sarei acquietato, a quest’ora non ci penserei forse più. Invece chi sa che diavoleria mi sentirò addosso stasera, stanotte, domani! — La rimembranza delle sofferenze altra volta provate, destò nel suo animo un vero sgomento, e una non so qual rabbia di riscattarsi in qualche modo; sentendosi affatto disarmato di fronte all’indifferenza di lei, gli parve un sollievo tornare ai suoi propositi di fuga. Cercò col pensiero, trovò, e, guardando in alto, prese a dire con voce non troppo sicura:

— Ecco un cielo sotto il quale mi par proprio di non respirar più. Oramai non resta altro che seguir l’esempio di tanti fra i miei antichi commilitoni che hanno preso servizio in Austria, in Russia, in Inghilterra. Sto appunto bilanciando il pro e il contro. La cosa mi sembra utile e bella... Ma a primo aspetto non sempre si giudica bene... Sentiamo un po’: lei che mi direbbe di fare?

— Io? — esclamò Liana, inarcando le ciglia.

— Sì, signora.

Ella pensò un momento, poi rispose con un sorriso:

— Perchè non si consiglia coi suoi?

— Mi son già consigliato.