— A quest’ora sarei già per istrada se non fosse d’un certo dubbio. Siamo poi proprio sicuri che Massimo sia andato dove ha detto d’andare? Cospetto! Sapete cosa voglio dire? Chi sa che non gli occorresse un pretesto per passare una notte o due fuori di casa. Siamo stati giovani anche noi. Certi maneggi, certi sotterfugi li conosciamo, non è vero?
La grave giornata passò, venne la notte. La contessa volle vegliare fino a tardi nel salotto terreno, in compagnia dell’amico, del fratello, del nipote; i quali, avendo detto ormai tutto ciò che sapevano per confortarla, tacevano assonnati e immelensiti; poi salì in camera e postasi a un inginocchiatoio, sul quale stava un crocifisso con la croce d’ebano e il Cristo d’avorio, eccellente opera d’antico artista, si sforzò invano di concentrarsi con la mente in pensieri di devozione; si sentiva turbata, sconvolta da mille strane ed enormi immaginazioni, per le quali le pareva di vedersi sfilar dinanzi forme fugaci ed orrende, che la colmavano d’un indicibile terrore. Dopo un poco si alzò, si mise sul letto vestita e aspettò il nuovo sole in quello stato di tensione nervosa, per la quale ogni piccolo rumore che venga improvviso fa dare un balzo ed accelera il battito.
Mancava un’ora all’incirca al far del giorno ed ella, cedendo alla stanchezza, cominciava a velare un po’ gli occhi, quando udì nascer lontano lo strepito d’un cavallo che batteva la terra di trotto. Pensò tosto: — Sarà Massimo? — E rizzandosi a sedere e giunte le mani, pregò brevemente, affannosamente Iddio che le risparmiasse una delusione troppo amara.
Il cavallo venne innanzi, voltò nel viale. La contessa balzò fuori della stanza, sul pianerottolo; stette in ascolto. Per alcuni minuti non sentì che il battere interno, quasi convulso del suo cuore, poi le parve di scorgere un’ombra, una figura umana a piè della scala.
— Massimo! — diss’ella.
Massimo rispose con un’esclamazione inarticolata; in un lampo fu su, nelle braccia di sua madre, che se lo tirò in camera senza aprir bocca.
— Come mai? — diceva il giovane sottovoce. — È già alzata, oppure...? Dica la verità: lei è stata in pensiero per me? Santo Dio, se avessi saputo!
— Sarai stanco, eh?
— No, perchè non ho fatto niente; meno che niente, ho chiacchierato.
— Dove? Con chi? Raccontami tutto.