Il contino fu puntuale; alle tre e tre quarti egli era in casa Ughes e trovava i coniugi pronti per uscire.
— Traverseremo il paese — disse il medico, — andremo diritti diritti alla Folia, ne seguiremo il corso fin dove sbocca nella Varaita, e torneremo a casa per qualche altra via.
Quel giorno era un caldo leggermente afoso, e si stava assai meglio all’ombra che al sole. E l’ombra non mancava sulle rive della Folia: dopo un querceto, una fila di salci, poi una piantata di pioppi, poi una macchia d’ontani; talvolta il terreno si avvallava, il piccolo torrente cristallino e veloce scorreva in un fondo fresco ed erboso, celandosi di tratto in tratto sotto la robusta e folta vegetazione. Ughes andava innanzi, un po’ pensoso e raccolto in sè stesso, come al solito. Liana si mostrava francamente lieta; provava una di quelle effusioni di letizia e di benessere proprie alle persone giovani e sane, quando libere, nell’aria libera, possono esercitare il corpo e contentare la mente. Ella non faceva altro che coglier fiori ed erbe odorose, come fossero nati a bella posta per lei; e Massimo ora la seguiva da vicino, ora le stava accanto. Aveva voluto da prima contribuire all’accrescimento del mazzo ch’ella veniva componendo, poi s’era accorto che il chinarsi, il far da sè, aumentava in lei la vivacità del diletto.
Perciò le indicava semplicemente quanto di vago riusciva a scoprire, lasciandole la facoltà di prendere o di lasciare. Liana gli dava intanto, inconsapevolmente, grande agio a riguardarla, a vagheggiarla.
Ell’era tanto elegante nella sua veste chiara, semplicissima, che, cinta sotto il seno d’un largo nastro verdazzurro, rivelava intera la leggiadria delle forme, la sveltezza e il vigor delle membra, quella giusta e gentile pienezza che fa bello il corpo!
— Siamo al bosco — disse ad un tratto Ughes, fermandosi.
— E la Varaita? — domandò Liana.
Il medico stese il braccio, indicò il torrente che tremolava laggiù fra tronco e tronco.
Entrarono nella grande ombra verde, più qua e più là penetrata dai raggi, impregnata d’esalazioni vegetali, lievemente odoranti; il sentiero, appena segnato fra l’erba alta e le felci, correva serpeggiando alla riva, la seguiva per un tratto, se ne staccava bruscamente e scompariva nel folto. Affrettando il passo, furono in pochi minuti alla foce, e quivi sostarono.
La Varaita scendeva di contro, da un gomito vicino, in un ampio letto di pura rena e di ghiaia; accoglieva placidamente in sè la Folia, e girava lenta ed in tonfano; ripigliava poi tosto il suo corso, qua increspata e tutta d’argento, là dorata perchè baciata dal sole, poi lumeggiata di larghi riflessi celesti, poi verde o bruna per l’ombra battente dagli alberi; e correva a perdersi all’orizzonte, nei vapori azzurrini d’altre curve lontane.