— Come! — esclamò la contessa, riscotendosi. — Ne siete sicuro? Ma... allora si troverà con Massimo?
— Non so, ma è probabile. È probabile che Massimo raggiunga quelli che sono partiti prima di lui, la gran comitiva. Questa volta i deportati non devono esser meno di sessanta. V’è il principe di Carignano, il principe della Cisterna, il marchese Alfieri e suo figlio, i marchesi di Priè, di Caluso, del Borgo, i conti di Polonghera, di Scalenghe, di Piossasco, di Gattinara, di Casanova... una sessantina insomma. La scorta è comandata dal banchiere... dal banchiere... dal banchiere Arvel.
— E vanno tutti a Grenoble?
— A Grenoble, ove saranno custoditi come ostaggi.
— Andrò anch’io! — esclamò la contessa con energia.
— Ed io vi accompagnerò... Ma non subito, eh? Bisogna aspettare che siano arrivati. Ci faranno saper certo qualche cosa; scriveranno, m’immagino. Adesso quel che più importa è non mettersi in vista... Quanto mi sentirei più tranquillo se foste rimasta a Robelletta!
— Perchè?
— Perchè qui si continua ad abbaiar contro i nobili che è un piacere. Questi signori che comandano adesso, sentendosi sempre più deboli, vorranno parer sempre più forti, e chi sa cosa diamine inventeranno! Son figuri da fare qualunque brutto tiro. Non potendo accoccarla agli austriaci ed ai russi, l’accoccheranno a noi, che Dio ci scampi e liberi!... Stamattina ho sentito raccontar cose... Quelli che hanno avuto nelle mani l’amministrazione militare e civile si sono tutti talmente ben impinguati, che adesso le casse sono vuote; manca il denaro per pagar gl’impiegati, il nostro popolo langue nella miseria, i soldati francesi soffrono privazioni inaudite, i generali chiedono danaro, cavalli, carri, letti, fieno, paglia: e non trovando più niente, urlano, tempestano, minacciano di mandar tutto a ferro e fuoco!... Insomma le cose vanno male e finiranno peggio. Presto il paese sarà diventato ingovernabile... Ed eccoci proprio nella bocca del lupo!
A questo punto s’accorse che essendo venuto col proposito di racconsolare l’amica, faceva precisamente l’opposto.
— Basta — riprese dopo un breve silenzio, — stamattina corre anche voce che Suwarow sia entrato in Piemonte.