Adesso i preti ed i frati, non contenti di fomentar l’odio e di gridar sacrilegamente dall’altare o dal pulpito che l’ammazzar francesi era un dover religioso, davano di piglio agli schioppi e diventavano capibanditi. Guai ai patrioti che cadevano nelle loro mani! Guai ai francesi che viaggiavano alla spicciolata! Guai ai poveri soldati sbandati o smarriti! — Adesso il vescovo d’Alba prendeva il titolo di Comandante dell’armi, e capitanava gl’insorti della sua diocesi. Il vescovo d’Asti faceva imprigionare il suo vicario, perchè repubblicano fervente, e perseguitava acerrimamente i patrioti. Il vescovo d’Acqui li cacciava nei sotterranei del seminario.

— Vi ricordate, amica mia, del cavaliere di Vonzo? — chiedeva Mazel alla contessa. — Sapete bene: Pietro Cordero di Vonzo, antico ufficiale, quello che chiamano il Santo? Ebbene, egli e un certo Cerrina o Cerigna, chirurgo, con un pugno di villani, hanno costretto a capitolare il forte di Ceva. Un bel fatto, eh?

— A Mondovì i rivoltosi hanno fatta prigioniera la guarnigione — raccontava Violant. — E gli uomini di Caraglio, di Busca, di Costigliole si sono uniti e minacciano Saluzzo. A Ivrea poi i patrioti sono affrontati, assaliti e ammazzati come cani. L’affare cammina.

L’affare infatti camminava speditamente e ferocemente.

«Popolo di Torino — diceva il generale Fiorella, comandante della piazza e della Cittadella, — uomini ingannati dai tuoi più crudeli nemici vorrebbero portare la desolazione, il terrore, e la morte nel seno del tuo Paese; ma tu conosci l’onore, tu sei alleato di una Nazione, che ti stima, che t’ama, e che ha fatto tremare l’Europa. Ella ha giurato di sostenerti, e tu fai parte di coloro, che la compongono. Osserva i tuoi giuramenti, ed io t’accerto di far trionfare la causa della Libertà.

«Richiàmati alla memoria gli orrori della Vandea, allorquando scellerati venduti ai Tiranni dell’Europa scorrevano in quelle deplorabili contrade, assassinando i vecchi, le donne, ed i fanciulli, servendosi del pretesto di fanatismo per compiere i loro fini.

«Io ho la più grande confidenza in voi, bravi Cittadini, che componete la Guardia Nazionale, io conto sul vostro zelo, sulla vostra attività; voi siete destinati per essere l’onore della vostra Patria.

«Ricordatevi che non ha gran tempo, che tutti i re dell’Europa hanno chiesta la pace al Governo Francese, che due milioni d’uomini son pronti a mettersi in marcia, se fossero necessarj, e che seicento mille già si avanzano per sostenere la causa comune. Il grido all’armi si è fatto sentire; li vostri nemici vanno ad essere annientati, come il sole del mezzogiorno fa scomparire le nebbie del Nord.

«Guai ai fanatici; guai agli assassini. Li Repubblicani saranno inesorabili.

«Torino, ai 19 fiorile anno 7º della Repubblica Francese una ed indivisibile.