«Fiorella».

I quattro amministratori generali che Moreau, passando per Torino, aveva creati e sostituiti a Musset, sentendosi ogni dì più esautorati, si trasferirono a Pinerolo: di dove, nell’imminenza del pericolo, riusciva facile riparar prima nelle valli Valdesi, abitate da gente quieta, e quindi in Francia.

Villafranca, Airasca, Piscina, luoghi vicini alla sede del Governo, insorsero e atterrarono gli alberi della Libertà. Gli abitanti di Piscina, visti avvicinarsi i soldati mandati a ristabilir l’ordine, li lasciarono entrare nel paese senza far dimostrazioni di sorta; poi subitamente presero a tirar dalle finestre e dagli abbaini, uccisero il capitano e parecchi soldati, diedero addosso agli altri obbligandoli a piegare verso Scalenghe.

Da Pinerolo accorsero il colonnello Maranda e il commissario civile Rossignoli con mille tra patrioti e valdesi. Trovarono il villaggio deserto. Finirono un disertore ferito, che scovarono in un fienile, abbruciarono la parrocchia e alcune case.

Il generale Delaunay si ritirava a Cuneo, scortato da due o trecento uomini. Giunto al borgo Salsasio, presso Carmagnola, si trovò così improvvisamente e furiosamente aggredito da una torma d’armati, che si salvò per miracolo, lasciando indietro tutto il bagaglio e un certo numero di morti, di feriti, di prigionieri.

L’aiutante generale Frassinet si mosse da Moncalieri con le truppe mobili repubblicane, mentre da Pinerolo partivano il commissario Rossignoli e il cittadino Trombetta, Capo ed organizzatore della seconda Mezza-Brigata Leggiera Patriotica Piemontese d’Infanteria.

Arrivato Frassinet nelle vicinanze di Carmagnola, mandò avanti un parlamentario per persuadere gli abitanti a rientrare nell’ordine. Scriveva loro: «Sono sotto le vostre mura con una colonna di sei mila uomini avvezzi alla vittoria. Ascoltando i sensi d’umanità, che nutro in cuore, v’invito a rendervi ed affidarvi alla lealtà Francese. Molto siete colpevoli, ma non sono chiusi alla clemenza i cuor nostri. Deponete le armi, consegnate in mio potere gli uomini perfidi, che v’hanno traviati; voi salverete numerose vittime, che sarebbero immolate.... Non aspettate che la mia Artiglieria riduca in cenere i vostri Borghi, e le Case vostre, mi costa il combattere contro padri di famiglia. Ascoltate un uomo d’onore, che vi parla. Rinasca la pace nelle vostre abitazioni; noi non facciamo guerra che contro ai ladri, ed i briganti; questi mostri desolatori dell’umanità deggion solo perire. I bravi Piemontesi conoscon troppo l’onore, perchè io sia deluso della mia aspettazione.

«Rendo risponsabili le Municipalità ed i Preti dei Villaggi, dove si suonerà campana a martello; saranno questi luoghi sul campo abbruciati, e gli autori di tante calamità saranno risponsabili del sangue che faranno versare. Ascoltate la voce della ragione, e se io posso essere assai felice per ricondurvi ad essa, sarà questo il più bel giorno della mia vita.

«Saluto Repubblicano.

«Frassinet».