Il borgo Salsasio fu ridotto in cenere; fucilate ventitre persone e i cadaveri lasciati per quattro giorni insepolti.

La sera stessa, da Carmagnola abbandonata e divenuta suo quartier generale, Frassinet si rivolgeva di nuovo agli abitanti:

«Voi potete rientrare nei vostri fuocolari; io vi invito, e vi tratterò come fratelli, ed amici.

«Abitanti delle campagne siate pacifici, la vostra felicità da voi dipende, io vi proteggerò, vi soccorrerò, ma non fate ulteriormente la guerra ai Francesi. Il combattimento che ha avuto luogo è stato terribile..... ma io non ho cosa alcuna a rimproverarmi. Il mio parlamentario questa mattina non vi lasciava cosa alcuna a desiderare, io vi offeriva l’olivo della Pace, Voi mi avete risposto la Guerra, son vostro vincitore, e vi offro nuovamente la Pace.

«Frassinet».

Ma il giorno seguente egli mutava subitamente linguaggio:

«Io vi intimo, Cittadini, di farmi contare per il bisogno della mia truppa ventimila lire di Piemonte, le quali saranno fornite particolarmente dai Frati di Sant’Agostino, ed altre dai Canonici. Il termine ch’io vi dò a farmele tenere si è fino alle ore sette di domani mattina, ora, alla quale farò, in caso contrario, abbruciare i conventi.

«I conventi suddetti e i Canonici forniranno inoltre venti cavalli da tiro per la mia artiglieria, e cinquanta buoi per il bisogno della guernigione di Torino».

Probabilmente tutta Carmagnola sarebbe stata messa a fuoco e fiamma, se l’Amministrazione generale non avesse scritto al commissario Rossignoli che abbandonasse bensì alla vendetta nazionale il borgo che aveva preso le armi, ma risparmiasse la città, sia per lasciare un ricovero ai borghigiani, sia per aver donde cavar ancora denaro.

E nei giorni che seguirono, le richieste e le esigenze dei vincitori divennero enormi.