Un po’ dopo il tocco, il marchese Violant andò per dar qualche ragguaglio alla sorella e la trovò che scendeva lo scalone al braccio del fido Mazel. Al solito ella non usciva che la mattina a buon’ora o verso sera per recarsi alla vicina chiesa di San Filippo; ma quel giorno s’era sentita presa dall’impazienza, dalla febbre di sapere, di vedere, di agire. Il cavaliere che la conosceva, non aveva nemmeno cercato d’opporsi.
Il marchese dichiarò ch’ella commetteva un’imprudenza, uno sproposito, poichè il cannoneggiamento stava per ricominciare. Egli sapeva da fonte sicura che Suwarow aveva ordinato l’assalto per le due, e veniva appunto per dirglielo... Ma vedendo che continuava a discendere, la seguì brontolando e, giunti al basso, le si pose a fianco.
La contessa Polissena voltò senza esitare verso contrada di Po.
Nella strada e sotto i portici c’era folla; una folla composta d’uomini d’ogni età e d’ogni stato; una folla che aveva un aspetto quasi festivo e serviva come di spettacolo a sè stessa, ma che di quando in quando pareva attraversata, scossa da un gran brivido, quasi si sapesse minacciata da un pericolo oscuro, contro il quale non conosceva difesa. Brulicava senza andar nè innanzi, nè indietro, e si apriva per lasciar passare gli ufficiali francesi che trottavano verso la Cittadella, e certi gruppi di popolani scuri in viso e taciturni, avviati verso porta di Po.
Nella strada e sotto i portici, conoscenti ed estranei si riunivano in crocchi, si formavano cerchietti intorno a quelli che erano o parevano meglio informati, che avevano più chiara e spedita la favella.
Davanti a San Francesco da Paola era più che altrove accalcata la gente, e dal centro d’un nodo di patrioti sorgeva un bel giovane bruno che parlava forte, gesticolando animatamente.
Quando la contessa ed i suoi due compagni giunsero a portata della sua voce, diceva, terminando una frase della quale non avevano udito il principio:
— ..... la royauté, l’esclavage, tous les anciens abus qui naguère pesaient sur vos têtes. Ils veulent les gabelles, la chasse, la dîme, la corvée. Ils veulent vous attacher de nouveau à la terre..... Nous, au contraire, que voulons-nous? Nous voulons que tous les hommes soient égaux; qu’ils soient aussi libres que l’air qu’ils respirent. La République passe avant tout. Vive la République! Vaincre ou mourir!
— Vivent les défenseurs de Turin! — gridò una damina galante e attillata.
L’oratore saltò a terra, e sulla scranna, presa in qualche bottega vicina, salì un ometto sbilenco, di cui non si vedeva che la testa enorme, tosata à la Brutus.