— Ma che non crederò, finchè non le avrò vedute — mormorava Liana, tentennando il capo.
— E poi c’è altro. Egli sa che mi chiamo Ughes, ma non si è data certo la briga di prendere informazioni. Mi immagino che farebbe presto a lasciarci, quando venisse a conoscere il mio passato, a ricordare che il nome mio è stato appeso alle forche qual nome di ribelle! Suo padre è ben veduto in Corte, ottiene ciò che vuole; passa per più realista del Re.
— Ma chi sa che il figlio non senta dal canto suo d’aver diritto di seguir altre opinioni che gli sembrano migliori?
— Sì, anche questo è possibile. Basta, diamo tempo al tempo.
— Ecco, e non precipitiamo i giudizi!
Massimo ricomparve due giorni dopo, e si fece assiduo.
Il naturale del giovane gentiluomo era affettuoso e malinconico, il temperamento sanguigno ed infiammabile. Il medico aveva un carattere semplice, mansueto, rilevato di fermezza; uno di quei caratteri buoni che sanno creare in altrui la bontà. Malgrado la differenza della condizione sociale, si stabilì presto una certa armonia. I due uomini non trovavano mai che ridire tra loro, e non mancava alcuna cosa a quella pace solida e lieta che viene dalla conformità dei sentimenti.
Liana poi aveva insita la facoltà di accordare gli spiriti; e con quella sua mirabile squisitezza di tatto, sapeva toglier sempre di mezzo le difficoltà che potevano nascere dalla discrepanza delle opinioni e rendere agevole la conclusione di tutti i discorsi.
Quel senso fine e recondito che la natura ha posto in quasi tutte le donne, rivelava pure a Liana qual fosse per lei l’animo di Massimo.
Nel suo intimo essa godeva di sapersi ammirata; ma era un compiacimento tutto d’amor proprio, poichè nessun cuore umano, per quanto elevato, può rimaner chiuso all’amor di sè stesso. Considerava dunque il sentimento del giovane come una prova di più di quanto ella valesse, ma sentiva troppo altamente di sè per concedergli il benchè minimo alimento. Egli d’altronde era con lei infinitamente ed elettamente gentile, ma si mostrava lontanissimo da ogni affettazione, da ogni presunzione; perfino alieno da quella galanteria leggiera ed usuale, che le donne mondane ascoltano con soddisfazione distratta e senz’ombra di scrupolo.