— Ohe! — fece il chiattajuolo, approdando, — sei qui, buona lana? Cosa ne facciamo dei tuoi cocci? Buttali in Po.
Massimo passò prestamente col cavallo sul tavolato; il pentolaio lo seguì. Il chiattajuolo, un vecchio nero e peloso come un caprone, con una guardatura di ribaldo matricolato, cominciò a manovrare; ripeteva sempre:
— Buttali in Po, buttali in Po.
— La solita cantilena! — esclamò il pentolaio.
— Non abbiamo più niente da metterci dentro!
— Colpa tua! Dovevi far salsiccia dei tanti francesi che hai pigliati e freddati.
— Non ho mai freddato nessuno in vita mia.
— Hum! Va là che i pesci del Po devono aver inghiottito dei gran bei bocconi; dì la verità!
— Guarda come parli, linguaccia! Non mi muovo mai di qui, cosa vuoi che io sappia? Son quindici giorni che non ho più visto francesi, e gli ultimi due... Oh questa te la voglio contar subito. Sai che il Po è stato grosso dal principio fin quasi alla metà di questo mese? Bene. Dunque tenevo qui per aiuto anche mio figlio. Una mattina, non era ancor giorno chiaro, Cecco mi dice: — Ehi! guardate un po’ là! — Mi volto, e vedo una barca che veniva giù, proprio nel filo. Saltiamo nella nostra; quattro remate e ci siamo. Da lontano pareva vuota, ma da vicino... Indovina un po’ cosa c’era?
— Su su, tira via.